venerdì 17 ottobre 2008

Gemella Ciambella: due o tre cose che so di Berlino







Come sapete adoro Berlino...mi affascina la sua storia controversa, la mentalita' Tedesca e' qui del tutto diversa e originale rispetto, per dire, al sud della germania.
Mi piace notare anche i piccoli particolari quelle minute differenze che rendono davvero un posto diverso dall'altro...

Cominciamo con i semafori: la storia dei semafori Berlinesi e' strarisaputa, ma la ripetero' per chi ancora non la sa.
Durante la divisione tra DDR e DBR ognuno si faceva le cose a modo suo, voglio dire, piu' del solito...
Anche i semafori della Berlino Est non sfuggivano, infatti gli ometti Verdi e Rossi erano proprio pupazzetti squadrati, cicciotti e portavano il cappello...mentre quelli della Berlino Ovest erano slanciati, sottili e privi di orpelli sul capino.

Ebbene, avviene la riunificazione nel 1990 e il tifone invade la citta', che cerca di cucire la spezzatura occorsa anni prima, e cosi quei geni del comune decidono di eliminare gli obsoleti ometti dell'Est, cosi' "out"... ed ecco che avviene la rivolta popolare! I cittadini dell'est si oppongono, si incazzano scendono in piazza!, be', magari questo no, pero' alla fine ottengono che i loro amati pupazzetti rimangano al loro posto. Diventano anzi mega famosi tra i turisti che comprano tonnellate di Souvenirs che rappresentano i "semaforetti", se vogliamo chiamarli cosi. Addirittura oggi, anche nell'Ovest della citta' compaiono questi pupazzetti, che sono stati dichiarati simboli di Berlino nella sua totalita'.

Gia' solo per questo i semafori Berlinesi sono una figata, da guardare con ammirazione, ma non e' finita qui: alla faccia delle piu' sofisticate tecniche di promozione e pubblicita', i semafori a Berlino (in particolare qui a Friedrichshain) giocano un ruolo fondamentale nell'economia locale.

Cercate casa? avete perso il cane? cercate una palestra che fa corsi di Kendo? oppure volete passare la serata in qualche club locale? dove trovare tutte le informazioni piu' recenti e sicure? Sui pali dei semafori, ovvio! Guardate le foto: le persone si armano di fogli con gli annunci e scotch e via, attaccano i loro annunci sui pali, dove certo verranno letti! Alcuni pali hanno "messo su peso" da tanti sono gli annunci!
Mi dicono che anche in Sicilia si fa cosi, ma non so se su questa scala! al diavolo Virals, strategie di comunicazione e Saatchi & Saatchi! qui i semafori funzionano meglio...

giovedì 16 ottobre 2008

Me tocca...

Cioè, devo ancora commentare una notizia dal mondo degli umani.
Ok, cominciamo dicendo che lavoro in un istituto professionale finanziato dalla regione. Su una classe di circa 20 allievi, poco più della metà proviene dall'estero: Russi, Brasiliani, Cinesi, Filippini, Peruviani, Salvadoreni, Romeni...

Mi piacciono tutti, italiani e stranieri, ma è innegabile che a parte alcuni, i ragazzi extracomunitari sono più vispi, interessati, dannatamente in gamba. Alcuni di loro sono arrivati in Italia da pochissimo tempo e sanno già la lingua quasi senza accento, ma tutti cercano di seguire il programma. Nessuno gli fa sconti, ma sono certa che se fossero nei loro paesi d'origine, a parlare la loro lingua, sarebbero tra i primi della classe.

Dunque, vengo a sapere che si sta approvando un provvedimento con cui si istituiscono classi separate per stranieri e italiani.
Il nome appropriato per questa pratica è aparthied, già noto in Sud Africa e Stati Uniti, e consiste nel tenere separate le razze, i bianchi dai neri, gli eletti dagli schiavi, i locali dagli stranieri.
La via Italiana all'integrazione?

I mezzi d'integrazione scolastica esistono già, perciò non crederò alle baggianate sulle "classi d'inserimento" che sarebbero solo un passaggio, e tantomeno perderò il mio tempo a discutere questo punto.
Mi limiterò ad evidenziare come questi stranieri siano più svegli e in gamba della media dei nostri ragazzi, ammorbati dalla vita facile, corrotti da genitori distratti che non si interessano a loro e li tengono buoni comprandoli con cose inutili e dando la colpa dei loro fallimenti a chi viene da fuori ed è più povero e più assetato di lavoro di loro.

Allora, mi vien da pensare che forse le classi separate servono a nascondere la triste verità di giovani italiani inadeguati alla competizione con i compagni stranieri, che hanno certamente la mente più aperta e sono forniti di una voglia di emergere che si farà sempre più determinante.
Invece di prepararli ad integrarsi in un mondo che non si fermerà nonostante questi patetici sforzi, si vuole convincerli di essere (immeritatamente) migliori di qualcuno che invece è buono quanto loro, capace quanto loro, con una caratteristica che se inizialmente può sembrare un handicap, si rivelerà un punto di forza, cioè l'essere stranieri e doversi adattare alla lingua e agli usi di una società diversa da quella che conoscono.

Fateci un pensierino.

Gemella Ciambella: Giro girotondo...




Ed eccomi qui, di nuovo con le avventure di una neoemigrata a Berlino.

Oggi vi parlero' delle nostre piccole Nazioni UNite della scuola di Tedesco.
Pensate a noi, nella nostra classe (ultimamente un po' stretta e afosa) come a una versone minore dell'ONU: proprio come nel classico Disney "Bianca e Bernie", dove i delegati umani avevano dei corrispondenti in piccoli topolini, noi siamo i corrispondenti senza soldi.

C'e' un po' tutto il mondo, come vi ho detto, e ognuno porta con se' le proprie tradizioni, i propri ricordi (a volte molto duri, anche di guerre)in questa piccola assemblea. Le insegnanti sono le presidentesse del Parlamento e ci calmano quando le discussioni diventano accese...

Ma di che discussioni parliamo???? Ascoltate...

Come in ogni scuola di lingua, si parte spesso da un normale pretesto (del tipo, dove abiti? che colore ti piace? cosa fanno al tuo paese?) per fare conversazione, ma spesso noi degeneriamo, specialmente quando c'e' di mezzo un giovanotto che nomineremo Ministro per il turismo marocchino (MTM). Non credo che sia cattivo, ma e' ancora legato ad un tradizionalismo che a me sembra scioccante, nonostante sia sposato con una donna tedesca.
La prima sparata che fece fu: "le donne sono come bambini, devono essere guidate". E gia' li' gli e' andata bene che ancora respira...
Poi ha avuto la brillante idea di declamare che noi occidentali non amiamo abbastanza le nostre famiglie perche' noi vogliamo vivere da soli da adulti e specialmente quando ci sposiamo. Ah! Quella volta ha fatto venir fuori un casino, U.W. (o Grace, l'insegnante di quel giorno) stava per vampirizzarlo. Ma abbiamo entrambe mantenuto la calma.
L'ultima genialata e' stata quando ha proclamato che la Mafia e' un'organizzazione di Beneficienza...non si rende conto, il nostro, che la parola "Famiglia" (parola che sembra assorbire il 90% dei suoi pensieri) ha ben altro significato.
Un'altro episodio famoso e' quello di quando ho parlato con la mia compagna Albanese, che pur essendo lei donna, e' in favore delle bambine che sgobbano in casa ma anche del trattamento principesco nei confronti dei bambini maschi: pensate che suo figlio a quasi 7 anni non si sa prendere da solo un bicchiere d'acqua!!!

Insomma, di fronte a tutte queste stranezze, la prima reazione e' di rabbia: ma come, dopo le lotte delle suffragette, dopo le lotte di Lincoln, dopo tutto cio' che si cerca di fare per i diritti delle persone, ancora devo sentire queste cagate? Madonnina, e il progressismo, dove e' finito????

Per fortuna pero' prima di comprare un lanciafiamme in super sconto al "Baumarkt" e fare una carneficina, ci ho pensato un po' su: in fondo, chi sono io per dire a loro cosa devono fare? Perche' devo imporre a loro la mia visione occidentale della vita? Certo, nel momento in cui facessero del male a qualcuno mi sento autorizzata a chiamare la polizei, Amnesty e tutti gli altri, ma per ora non e' necessario.

Ha senso che che io cerchi di omologare queste persone a come io ritengo sia giusto vivere? alle mie tradizioni, al mio pensiero, alla mia idea di societa'? Forse la tolleranza e' proprio questo, e' un "vivi e lascia vivere" ma piu' profondo. La tolleranza forse e' riconoscere che uno possa avere un'idea diversa dalla mia, e lasciargliela avere. Questo non vuol dire che le mie vedute sono meno buone o che uno di noi ha il diritto di prevaricare l'altro o che la soluzione sia ignorare come gli altri sono e vivono (errore che fanno molti politici, che per non sembrare razzisti creano ingiustizie tra le varie etnie), ma alla fine, la mia compagna di classe Albanese vuole interessarsi solo della sua famiglia, non le importa di altro. Che male fa?
E MTM, che ne sa lui della nostra societa'? e' appena arrivato qui, ha ancora negli occhi il luccichio della nostalgia quando qualcuno nomina il suo paese. Perche' dovrei essere io a criticarlo?!

Preferisco parlare, discutere, urlare e scherzare con queste persone e vivermi la multiculturalita' vera, quella del rispetto reciproco da entrambi i lati.

Stare in questa scuola e' per me un grande esercizio di comprensione e ammiro le presidentesse della nostra piccola, sgangherata commissione ONU, che cercano di capire tutti i loro delegati, senza giudicarli mai.

martedì 7 ottobre 2008

O' Miracolo!

Dunque, negli anni '90 comparve sulle scene un gruppo chiamato
" The Wallflowers", la cui caratteristica più notevole era avere tra i suoi membri il bel figlio di Bob Dylan, Jacob.

Il piccolo ha una bella voce profonda (forse potrebbe osare di più, ma è giovane), poco somigliante all'inarrivabile tono caprino di papà e il primo album del gruppo, discretamente chitarroso rock, mi piacque.
Uno o due anni dopo mi comprai anche il successivo"Bringin' Down the Horse". Non c'erano indizi di una personalità prorompente in quella musica, ma mi dissi che probabilmente era la crisi del secondo disco.

Ahimè non fu così. Ci fu la crisi del terzo album e poi del quarto e del quinto, con Jacob sempre più cover man e canzoni sempre più piatte, indistinte le une dalle altre. Pazienza, in fondo anche i figli di Lennon non hanno combinato granchè (quelli di Elvis poi...).

La recente uscita di "Seeing Things" -primo disco solista di Jacob- mi aveva perciò lasciata freddina e non mi ero proprio posta il problema di comprarlo. Grazie a un personaggio che chiamaremo "Il Blogghista Misterioso" sono entrata in possesso del suddetto Cd e beh, ho cambiato idea. Il sangue è sangue, a maggior ragione il sangue marca Dylan.
Già al primo ascolto "Seeing Things" convince: quasi completamente affidato a chitarra acustica e voce, mette in giusta evidenza la bellezza della voce di Jacob (se ci si mettesse potrebbe diventare un ottimo bluesman), che torna alle origini con canzoni classiche ma non banali, e testi che parlano del male, della morte e della vita in campagna.

La ricetta è semplice ma funziona: togliere strumenti (e compagni di avventure), per tornare ad ascoltare se stessi. Il risultato è una manciata di belle canzoni in equilibrio tra l'introspezione e la placida contemplazione, permeate talvolta di un sottile umorismo.

Posso dire che se il piccolo continua su questa strada si può prevedere un radioso futuro per lui.

Da segnalare tra i brani migliori "Evil is Alive and Well" e "Everybody Pays as They go".

Hi ah!

domenica 5 ottobre 2008

Dresda e tutto il resto


Ok, questo è un blog per il diritto al cazzeggio. Ok, non voglio parlare di politica, cose serie, c'è già troppa gente che lo fa. Però questa volta devo farlo.
Sul "Corriere della Sera" di ieri 4/10/2008 compare un articolo su Dresda. Titolo: "La questione Dresda", occhiello: "Tra il 13 e il 15 Febbraio 1945 aerei angloamericani rasero al suolo la città. Si gridò all'azione inutile, ma i morti furono meno di quanto si è creduto finora".

Ecco, basta l'occhiello a darvi idea del tenore dell'articolo: "Si gridò all'azione inutile, MA i morti furono meno di quanto si è creduto finora". Capito? Si è appurato che non morirono 250.000 mila persone sotto le bombe al fosforo, ma SOLO 18.000! Eh, caspiterina, finalmente giustizia è fatta, finalmente le cifre sono chiare.

Cosa vuol dire? Che differenza c'è? 250.000 o 18.000 persone bruciate vive, che differenza fa? E' sempre una strage di civili (e soldati sì, ma straccioni, ultima leva tra bambini di 14 anni e vecchi) compiuta alla fine di una guerra ormai vinta, in una città aperta, senza cioè un sistema di difesa aereo.
Ogni giorno la televisione ci serve cifre di morti sul lavoro, in guerre, incidenti, carestie. Ci tocca uno solo di quei conteggi?
L'articolo spiega come il numero di vittime, grazie alle mistificazioni dei gerarchi nazisti sia lievitato fino all'orribile numero di un quarto di milione di persone, mettendo in crisi l'inattacabilità del mito di buoni samaritani degli alleati angloamericani.
E' brutto, è scioccante scoprire per chi era stato innegabilmente dalla parte giusta, quali cose orribili siano state fatte per vincere (anche se come ho detto, la guerra era praticamente finita). E allora per superare la frustrazione la si butta in numeri.

Ma è questo la guerra. E' questo QUALUNQUE guerra, come ricorda nella sua intera opera Kurt Vonnegut che sotto a quelle bombe al fosforo rischiò di restarci. Fa schifo, è orrenda, e tira fuori da qualunque essere umano, anche il migliore, il peggio.

"La questione Dresda" non è quanti morti ci siano stati ma i morti. I morti di Dresda, i morti dei campi di concentramento, i morti di Coventry (azione che probabilmente ha generato il bombardamento di Dresda come ritorsione), i morti della guerra di Corea, del VietNam, delle guerre civili in Africa, Sud America, Asia, Cecenia, Ossezia, delle guerre del Golfo, i morti, i morti, i morti.

Smettiamo di pensare che ci siano guerre giuste e sbagliate. Accettiamo l'Orrore, come diceva il comandante Kurtz, facciamocelo amico, perchè è questo la guerra, è solo questo.


venerdì 3 ottobre 2008

La mente umana è perversa.


E' vero.
Il vostro cervello è un amico, vi fa muovere, parlare, vi dà idee, vi toglie dai guai. Ma vi ci mette pure. Ha la capacità di pensare e sembra non volerne fare a meno, anche quando non servirebbe.

Per esempio, a volte mi sveglio verso le 5 del mattino, e la sveglia è alle 6. Beh, se non faccio il possibile per riaddormentarmi immediatamente, il cervello comincia a dirmi "Ma caspita, solo un'ora, ti rendi conto? E cosa devi fare oggi?"; poi mi ricorda i miei problemi sul lavoro, le magagne, i risultati che non raggiungo (non si tratta di carriera, ma di cose da portare a termine), le persone che ho conosciuto e che conosco, i miei rapporti con loro, mi sale l'ansia, mi sale pure la rabbia, DRRRRRRRRRRRRRRRRRIIIIIIIIIIIIIN! Sono le 6 e tu ti sei bruciata un'ora di sonno a pensare. La pagherai cara e lo sai.

Succede, come oggi, che io torni a casa dal lavoro rimuginando con rabbia sulla mattinata altamente scocciante che ho passato a scuola, e sui maldestri metodi educativi degli insegnanti. Ci penso,ci penso e ci ripenso e so benissimo che non ci posso fare niente, perchè non ho un pezzo di carta da far valere (e per quella gente il pezzo di carta è tutto) e perchè non ho alcun ruolo in quell'ambiente (a momenti gli insegnanti non ricambiano il saluto). Quei ragazzi e io con loro subiremo le sciocchezze e la noia che sono in serbo per noi. Non c'è scampo. E in fondo non è la cosa peggiore che possa capitare. Allora perchè avvelenarmi il resto della giornata, il week end, i rapporti umani PENSANDOCI INTENSAMENTE?

Il troppo pensare è un problema umano. Gli animali pensano solo quando è richiesto e per il resto si lasciano portare dal resto del corpo. "Il corpo sa tutto" dice Banana Yoshimoto. Meraviglioso. Se riusciamo a liberare la mente, a pensare pure, ma con distacco, come se fossimo degli alieni che ci osservano dalla loro galassia lontanissima, non ci sentiremmo più leggeri? Se lasciassimo comandare il corpo "Prego, ora guida tu" mentre camminiamo, andiamo su e giù per la città, facciamo la spesa...non sarebbe meglio?
Non avremmo più tempo per guardare in sù anzichè alle scarpe e alle merde sul marciapiede? Non molleremmo la mascella e i muscoli della faccia distendendoli quasi in una specie di sorriso?

Se ci provo, a volte ci riesco. Ed è fico. Non risolve i problemi. Però è fico.

mercoledì 1 ottobre 2008

Non vi muovete!

Oggi ero in metrò.
E mi sono accorta di una cosa. In metrò, tutti fanno qualcosa.
Chiunque, appena entrato in vettura si affretta a controllare la borsetta , ad aprire uno di quei giornalini gratuiti che regalano fuori dalle stazioni, a volte un libro, a mettersi le cuffie dell'MP3 e soprattutto a guardare il cellulare.
Tutti, ma davvero tutti sembrano inconsciamente imbarazzati in quei primi momenti di convivenza forzata nella carrozza (per quale motivo credete che tanta gente affronti i viaggi mattutini in macchina quando potrebbe farne a meno?), tutti si sentono quasi intrusi e cercano d'ignorare l'esistenza dei loro compagni di viaggio. Io non sono qui, davvero.

Sul tram è diverso, puoi guardare fuori dal finestrino, l'intimità non è così opprimente e "obbligatoria". Ma nelle carrozze del metrò, eh lì non si scappa.

Se il viaggio è abbastanza lungo qualcuno può arrivare a sbirciare il libro del vicino o puntare un personaggio strano, ma normalmente tutti non escono dalla loro attività, scendono alla loro fermata e via nella loro bolla autonoma. Anche questa volta è andata.

Allora, ecco la proposta: da domani provate a non fare niente quando salite in metrò. Se trovate un posto sedetevi pure, ma resistete all'impulso di tirar fuori il telefono, di leggere quel giornalino, di tirar fuori il libro di testo, provate a vedere se fa differenza, dove va la vostra attenzione (la mia va alle scarpe e poi alle facce delle persone).
Così, per vedere che effetto vi fa.