Ascolto da un paio di giorni "Gattini" di Elio e le storie tese. Tra i brani che non conoscevo c'è "Storia di un bellimbusto", esilarante radiografia dei giovani (ma forse non solo) maschi italiani. Eccezionale, vi incollo il testo sotto e qui trovate il video! Hasta Elio Siempre!
Storia di un bellimbusto
Come un ruscello che scorre fra i monti e le valli
questa mia vita se ne va
quant'è bella la gioventù
ma all'improvviso sei vecchissimo..
Tendenzialmente intrattengo rapporti superficiali
e vado a zonzo con la mia faccetta rassicurante
così nessuno si accorge
che invece sono pieno di menate, menate
e tanti altri problemi che non ho mai risolto e forse non risolverò mai
Tendenzialmente non affronto mai taluni argomenti
sorrido molto
e conquisto quasi tutti i presenti
in più nessuno si accorge di quanto sono pieno di menate, menate
e tanti altri problemi di cui dovrei parlarvi, dei quali non vi parlerò mai...mai.
Vorrei vorrei
fare felice la mia nonna
una casettina in periferia
la mogliettina il posto fisso in banca
Vorrei vorrei
chissà se ce la farò mai..mai..mai...
Tendenzialmente io frequento soltanto alcuni locali
e vado a zonzo
indossando occhiali scuri griffati
così nessuno si accorge che ho sempre le pupille dilatate
sarebbe salutare ridurre le pippate
ma forse tanto male non fa..
Da un po' di tempo
sto vedendomi con una ragazza
va tutto bene
ma mi ha chiesto quando andiamo in vacanza
c'è troppo coinvolgimento
sarà che ho un pò paura dell'amore
mi sa che va a finire che adesso ci lasciamo
e forse non mi sposerò mai...
Vorrei vorrei
fare felice la mia nonna
una casettina in periferia
la mogliettina il posto fisso in banca
Vorrei vorrei
ma so che non ci riuscirei
Vorrei potrei
fare una lampada abbronzante
comperarmi una bella Porsche
e andare in giro come un bellimbusto
sulla mia Porsche
Lallallallerolallallà...
venerdì 24 settembre 2010
BOOM BOOM BOOM BOOM BOOM!
Non ho mai pensato che sarei andata a vedere Goran Bregovich live e se non fosse stato per Focaccina Punk, la mia cuginetta (detta anche Principessa degli Zingari) probabilmente sarebbe stato proprio così.
Invece martedì scorso, muniti all'ultimo momento di biglietti, ci siamo recati tutti al Palasharp. Focaccina mi ha rivelato di non essere mai stata ad un concerto "regolare". Prima era andata solo in centri sociali e case occupate. Uao, una nuova esperienza.
Comunque, il premio per il look più zingaro va certamente a lei, che indossava leggins lunghi neri, una magliettona con dipinto Shane dei Pogues, giacchina di velluto sintetico leopardata e cappello da uomo (donatole da un vero ROMENO!).
L'atmosfera era molto rilassata: siamo arrivati con dieci minuti d'anticipo rispetto all'ora d'inizio del concerto e il Palasharp era ancora vuoto, giusto qualche fanatico addossato alle transenne e qualche seggiolino laterale occupato. Ho pensato che forse non erano stati venduti molti biglietti e saremmo stati veramente in quattro gatti. Invece a poco a poco (con calma) il pubblico è arrivato, finendo col riempire completamente il parterre e buona parte delle tribune.
Mentre chiacchieravamo abbiamo udito un suono di tromba, ed è apparso un musicista in costume tradizionale balcanico che si è fatto strada tra la folla e poi s'è messo da un lato della sala. Dall'entrata opposta è entrato un altro musicista e poi altri due, come in una specie di battaglia sonora.
Nel frattempo il cantante e percussionista di Bregovic entrava in scena. Gli ottoni salivano sul palco e compariva Goran, splendido quarantunenne in un vestito bianco traslucido a cui era abbinato un paio di fantastici stivaletti rosso fuoco.
Ultime ad entrare, due coriste da Sofia, anche loro in abito tradizionale. La band di "Music for weddings and funerals" è riunita e inizia subito a far ballare il pubblico. Il repertorio ha spaziato dai grandi successi alle nuove canzoni di "Alkhol"; ammetto di conoscere solo i brani più famosi di Bregovic, come "Mezecina" o "Kalashnikov" ma non mi sono affatto annoiata: i musicisti sono tutti bravissimi, la voce delle coriste splendida (hanno cantato un brano durante la presentazione finale del gruppo bello da piangere), la bravura del cantante e di Bregovic hanno riscaldato la serata e solo dopo quasi un'ora di concerto mi sono resa conto di quanto fosse minimale l'impianto dello spettacolo: luci fisse, nessuna coreografia, neanche una gelatina colorata. Niente salti, niente balletti (ok, solo uno del sassofonista e del trombettista nei bis) ma la bellezza della musica balcanica in tutte le sue sfumature: gioia, malinconia, felicità.
Il pubblico si aspettava i pezzi più ballabili ed ha avuto molto di più. Seduta in tribuna laterale dondolavo la testa con soddisfazione, mentre Speck e Focaccina erano immobili come pietre.
Il tizio seduto davanti a me sembrava dovesse spaccar tutto a furia di saltare sulla seggiolina, e mi sarei sentita ridicola anche io se non fosse stato che proprio Goran era seduto e non s'è mai alzato se non per salutare il pubblico alla fine del concerto.
Quando siamo usciti mi sono sentita felice, pacificata, soddisfatta da questo concerto senza fronzoli e con tanto cuore e tanta passione.
Invece martedì scorso, muniti all'ultimo momento di biglietti, ci siamo recati tutti al Palasharp. Focaccina mi ha rivelato di non essere mai stata ad un concerto "regolare". Prima era andata solo in centri sociali e case occupate. Uao, una nuova esperienza.
Comunque, il premio per il look più zingaro va certamente a lei, che indossava leggins lunghi neri, una magliettona con dipinto Shane dei Pogues, giacchina di velluto sintetico leopardata e cappello da uomo (donatole da un vero ROMENO!).
L'atmosfera era molto rilassata: siamo arrivati con dieci minuti d'anticipo rispetto all'ora d'inizio del concerto e il Palasharp era ancora vuoto, giusto qualche fanatico addossato alle transenne e qualche seggiolino laterale occupato. Ho pensato che forse non erano stati venduti molti biglietti e saremmo stati veramente in quattro gatti. Invece a poco a poco (con calma) il pubblico è arrivato, finendo col riempire completamente il parterre e buona parte delle tribune.
Mentre chiacchieravamo abbiamo udito un suono di tromba, ed è apparso un musicista in costume tradizionale balcanico che si è fatto strada tra la folla e poi s'è messo da un lato della sala. Dall'entrata opposta è entrato un altro musicista e poi altri due, come in una specie di battaglia sonora.Nel frattempo il cantante e percussionista di Bregovic entrava in scena. Gli ottoni salivano sul palco e compariva Goran, splendido quarantunenne in un vestito bianco traslucido a cui era abbinato un paio di fantastici stivaletti rosso fuoco.
Ultime ad entrare, due coriste da Sofia, anche loro in abito tradizionale. La band di "Music for weddings and funerals" è riunita e inizia subito a far ballare il pubblico. Il repertorio ha spaziato dai grandi successi alle nuove canzoni di "Alkhol"; ammetto di conoscere solo i brani più famosi di Bregovic, come "Mezecina" o "Kalashnikov" ma non mi sono affatto annoiata: i musicisti sono tutti bravissimi, la voce delle coriste splendida (hanno cantato un brano durante la presentazione finale del gruppo bello da piangere), la bravura del cantante e di Bregovic hanno riscaldato la serata e solo dopo quasi un'ora di concerto mi sono resa conto di quanto fosse minimale l'impianto dello spettacolo: luci fisse, nessuna coreografia, neanche una gelatina colorata. Niente salti, niente balletti (ok, solo uno del sassofonista e del trombettista nei bis) ma la bellezza della musica balcanica in tutte le sue sfumature: gioia, malinconia, felicità.
Il pubblico si aspettava i pezzi più ballabili ed ha avuto molto di più. Seduta in tribuna laterale dondolavo la testa con soddisfazione, mentre Speck e Focaccina erano immobili come pietre.
Il tizio seduto davanti a me sembrava dovesse spaccar tutto a furia di saltare sulla seggiolina, e mi sarei sentita ridicola anche io se non fosse stato che proprio Goran era seduto e non s'è mai alzato se non per salutare il pubblico alla fine del concerto.
Quando siamo usciti mi sono sentita felice, pacificata, soddisfatta da questo concerto senza fronzoli e con tanto cuore e tanta passione.
giovedì 23 settembre 2010
Gemella Ciambella e i pericoli del riciclaggio"estremo"...
Tutti lo sanno, mi piace il riciclo...adoro pensare che il mondo sara' piu' pulito e le risorse del pianeta risparmiate ogni volta che metto un po' di carta o di plastica negli appositi bidoni della raccolta. Cerco di riutilizzare il riutilizzabile. Sono anche appassionata di "moda riciclata", "Trash Art", seconda mano, etc. Alcune cose sono sorprendenti...per esempio guardate qua
Penso pero' che ci sia un limite a tutto e quando questo limite viene superato il riciclaggio diventa una barzelletta...guardate anche voi le geniali idee di questa esperta che propone su un sito le sue creazioni
Per quanto geniali possano essere queste idee, chi mai sara' gioiso di ricevere in regalo il porta iPod fatto con gli stecchini del gelato? E immaginate l'intera famiglia,impegnata per generazioni a mangiare gelati per fornire materiale di costruzione per la lampada...
Ma non e' finita.Guardate quest'altro post, dedicato al riciclo dei vecchi Apple's Mac...
Esilarante. Chi mai salvera' il povero criceto, intrappolato in una cassa dove vede tutto in una luce azzurrina?
E piu' seriamente parlando, non sarebbe meglio che i materiali venissero riutilizzati seriamente, smembrando le varie parti del computer, invece di farci gadgets dal dubbio gusto?
Insomma, devo preoccuparmi? non e' che un giorno Brötchen mi regalera' una borsetta fatta con
i tappi delle bottiglie di birra? Grazie del pensiero tesoro, va diretta nel bidone giallo...
Penso pero' che ci sia un limite a tutto e quando questo limite viene superato il riciclaggio diventa una barzelletta...guardate anche voi le geniali idee di questa esperta che propone su un sito le sue creazioni
Per quanto geniali possano essere queste idee, chi mai sara' gioiso di ricevere in regalo il porta iPod fatto con gli stecchini del gelato? E immaginate l'intera famiglia,impegnata per generazioni a mangiare gelati per fornire materiale di costruzione per la lampada...
Ma non e' finita.Guardate quest'altro post, dedicato al riciclo dei vecchi Apple's Mac...
Esilarante. Chi mai salvera' il povero criceto, intrappolato in una cassa dove vede tutto in una luce azzurrina?
E piu' seriamente parlando, non sarebbe meglio che i materiali venissero riutilizzati seriamente, smembrando le varie parti del computer, invece di farci gadgets dal dubbio gusto?
Insomma, devo preoccuparmi? non e' che un giorno Brötchen mi regalera' una borsetta fatta con
i tappi delle bottiglie di birra? Grazie del pensiero tesoro, va diretta nel bidone giallo...
domenica 12 settembre 2010
Dal concerto del Teatro degli Orrori
La foto è un pò scura, ma la mia amica Ilaria dice che quest'occhio si muove, si sdoppia, diventa rosso...
Quentin, ma sei sicuro?
Non mi ritengo una purista del cinema d'arte -ricordo che quando Quentin Tarantino vinse a Cannes con "Pulp Fiction" fui molto contenta- e non sopporto certi discorsi che vengono fatti di quando in quando criticando la Mostra di Venezia se non ospita abbastanza film Italiani (d'altronde non si può cavar sangue da una rapa) o non premia un numero sufficiente di nostri connazionali.
In ogni caso la decisione di dare addirittura il Leone d'oro al film della Coppola, così sulla carta m'imbarazza.
In ogni caso la decisione di dare addirittura il Leone d'oro al film della Coppola, così sulla carta m'imbarazza.
Ho visto i suoi tre film precedenti:"Il giardino delle vergini suicide", tratto da un romanzo di Jeffrey Eugenides (grazie Alessandro per la correzione) ha una trama intrigante, è la storia di una famiglia in cui la prole è composta da sole ragazze tenute in una sorta di virginale isolamento dai genitori, e del fascino che esercitano sui ragazzi della città dove vivono. Carino, anche se mancava in fondo di una vera spina dorsale e mi ha lasciata con una sensazione d'incompiutezza.
"Lost in Translation" è invece riuscito: l'incontro tra la moglie di un fotografo ed un comico in crisi professionale ed esistenziale in terra straniera (Tokio) è struggente, il finale me lo rivedrei a ripetizione. Però diciamo che senza di Bill Murray (che fa il suo personaggio di sempre alle prese con un paese che è talmente lontano dal sentire Americano da sembrare Marte e vi aggiunge un tocco di sentimentalismo) il film non ci sarebbe stato. Scarlett Johanson è quel che è, nelle scene in cui compare Giovanni Ribisi, che interpreta il suo consorte, lei sembra scomparire.
"Marie Antoinette" infine ci fa chiedere Perchè l'ha voluto girare? ed anche Perchè l'ho voluto vedere? Si tratta di una pellicola completamente inutile, se non a livello di ricerca cromatica delle torte glassate. La pubblicità che lo ha accompagnato sembrava volesse farci intendere che questo film avrebbe dato una nuova lettura, quasi punk, al personaggio di Maria Antonietta. Invece, ci siamo trovati a guardare una Barbie post adolescente (Kirsten Dunst) provarsi vestiti e parrucche e scofanare dolci, senza dimostrare intelligenza alcuna. La cosa più originale del film è la scena del ballo in maschera con una musica new wave in sottofondo invece dei violini. Tutto il resto...è noia.
Ora, non sono certo un critico cinematografico professionista ma con queste premesse, permettimi Quentin di esprimere qualche perplessità (che spero sia fugata alla visione di "Somewhere") sulle scelte di questa giuria capitanata da te, se non altro perchè in concorso c'erano opere che parlavano sicuramente di argomenti meno usurati e tiepidini del "rapporto tra papà divo e scapestrato e figlia adolescente al seguito". Certo, magari tu non sai nemmeno chi sia Ascanio Celestini, ma Vincent Gallo sì e posso assicurarti che come regista mi pare decisamente più incisivo e sarei più portata a guardare il suo film piuttosto che quello di Sofia.
Mah, vista la lista dei film in concorso e visti i premi, mi vien da pensare che la giuria non si sia voluta impegnare troppo dando un segnale di un qualunque tipo, politico o sociale o semplicemente di crescita personale. Se la tua giuria è tua espressione caro Quentin...beh, forse è ora di crescere. Io vado pazza per i fiumi di sangue ed il tuo umorismo, il cattivo gusto, l'esagerazione e lo splatter dei tuoi film. Ma ad un uomo della tua età forse questo non dovrebbe bastare più.
mercoledì 8 settembre 2010
Là dove nessun uomo è mai giunto prima
Sì, insomma, parliamo di ASSORBENTI.
Se ancora non è stato scritto un libro su questo argomento, sarebbe il caso che qualcuno cominciasse a pensarci perchè si tratta di una materia sorprendentemente ampia ed articolata.
Quando cominciai a fare uso di assorbenti non c'erano ali ma delle specie di cilindri schiacciati di tessuto sintetico strabordanti di "fluff assorbente". Ingombranti, fastidiosi, rendevano quasi impossibile condurre una vita normale durante la settimana delle mestruazioni. Non solo perdevi sangue, ti trovavi quest'imbottitura nelle mutande che ti costringeva a camminare come un cowboy con le emorroidi. Le ragazze che indossavano pantaloni si controllavano a vicenda per assicurarsi che sul retro non fosse visibile l'ingombrante cuscinetto. C'era una sola taglia, niente flussi diversificati o salvaslip, così dall'inizio alla fine te ne andavi in giro a quel modo.
Il mestruo era nominato misteriosamente dalla pubblicità "quei giorni" e finchè non cominciavi a far parte della schiera di consumatrici, ti lambiccavi cercando di capire cosa cavolo succedesse per renderli tanto speciali "quei giorni", manco ci fosse una maledizione o non so che. Magari avvenivano trasformazioni misteriose, o si scatenavano superpoteri incontrollabili o si diventava vampiri.
La svolta ce la portò una paracadutista, che lanciandosi dall'aereo in uno spot ci assicurava che "Hei! E' solo un pò di sangue, su forza, siamo le stesse di sempre e possiamo fare tutto quanto ci garba!" pur mestruate. La ditta in questione si era resa conto che prima di tutto non si poteva andare avanti con le salamelle di fluff e poi che era ora di uscire dal concetto di immobilità dovuta al ciclo: le donne lavorano, fanno, disfano e quindi devono essere in grado di farlo sempre. Dunque, sicura e vai, lanciati pure, potrai sfracellarti ma non ti macchierai.
Fu l'inizio dell'appiattimento degli assorbenti, che da uno spessore di quasi due centimetri passarono a uno e via via assottigliando. All'inizio non potevo credere che strisce di materiale cosi minime potessero fare il lavoro dei materassi a cui ero abituata ma funzionò. Nessuno sapeva bene cosa ci fosse dentro ("E' una carta cinese" sentenziò una mia conoscente) ma in fondo non ce ne fregava granchè. Ed a quel punto comparvero centinaia di confezioni diverse, differenziate, per l'inizio, lo svolgimento, il finale, per la notte ed il giorno, per il flusso intenso e quello cosìcosì. Il loro "potere assorbente" si misura normalmente in goccioline, più ce n'è e più assorbe.
Questo permise non solo di poter meglio scegliere in base alle proprie esigenze, ma di risparmiare qualcosa all'ambiente. Ci sono momenti in cui è sufficiente un salvaslip ed allora perchè usare un assorbente con nove goccioline che utilizza il quintuplo del materiale? Sono cose da tener presente.
Questa liberazione e diversificazione hanno portato ad un esercizio di fantasia da parte delle menti creatrici delle ditte di assorbenti che si sono scatenate in invenzioni sempre più audaci: a partire dalle ali che dovrebbero salvarti la biancheria intima e finiscono a volte per macchiarti i pantaloni, ai canaletti, ai tessuti che respirano, i petali ed i fiorellini fino al salvaslip da perizoma (essì), splendido esempio d'inutilità e spreco.
Ma ci sono anche evoluzioni come l'assorbente lavabile e quindi ecologico o l'assorbente decorato e modaiolo(vedi foto).
In tutta questa evoluzione del genere assorbente, mi colpisce però come "quei giorni" siano ancora trattati da certuni come un momento imbarazzante della vita di una donna. Anche la ragazza più arrogante e strafottente, se si trova ad avere bisogno di un assorbente diventa improvvisamente un agnellino spaventato e corre in bagno nascondendo il pannolino impacchettato in tasca sperando che nessuno la noti.
La pubblicità punta ancora su una specie di omertà. Ora si parla di "cinque giorni al mese" oppure "mi sono arrivate" (arrivate cosa?), si cerca sempre di girare intorno alla faccenda senza mai nominare niente. Vi immaginate se lo facessero coi prodotti per la casa? Invece dello sporco potrebbero parlare di "ombreggiature eccessive" della vasca da bagno o di "coloriture anomale" dei pavimenti. Che ne dite?
Sembra una stupidata ma credo che faccia un pò parte di quel modo di far comunque sentire a disagio le donne. Di recente è stato lanciato l'assorbente che ti assicurava di non macchiarti e nella campagna con le solite finte interviste ragazze rabbrividivano all'idea che potesse loro succedere una cosa tanto spaventosa!
Certo non è piacevole, ma non è il caso di farne un dramma o peggio ancora di crearne una paranoia.
Oppure si riportano massime sul mestruo e buoni consigli "da assorbente a donna" sulla plastichetta che avvolge il fedele amico mensile, tipo cioccolatino.
La radice di questo disagio imposto alle donne è forse da cercare anche nel disagio che provano gli stessi uomini. Mio padre era inorridito all'idea di trovare sulla lista della spesa i miei assorbenti; Roth nel suo "Lamento di Portnoy" rammenta con orrore di quando sua madre, colta impreparata dall'arrivo del mestruo lo spedì fuori a comprarle una confezione di Kotex; quando ero a scuola un mio compagno portò un libretto sulla "sindrome mestruale" (una vera e propria balla) che portava in copertina il disegno della faccia di una donna divisa in due, metà buona e metà cattiva, come Jeckill e Hyde; Luttazzi dice di non fidarsi di persone che "hanno emorragie per cinque giorni al mese e non muoiono" (o qualcosa del genere); in alcune religioni un uomo non può camminare tra due donne mestruate o rischia di cadere morto. Abbondano anche le leggende urbane, come quella che se una donna mestruata tocca una pianta, il povero vegetale muore.
Oggi si sa credo quasi tutto sulle mestruazioni, si parla di cazzo in tutte le declinazioni, c'è sesso ovunque, eppure per qualche motivo c'è ancora una sorta di timore che aleggia intorno all'argomento. Provo a buttare lì qualche idea: il sangue è il fluido vitale e a maggior ragione se connesso con la fertilità femminile. In un certo senso potremmo dire che le mestruazioni rappresentano una piccola morte per il corpo della donna. Ma contemporaneamente un necessario rinnovamento, una preparazione ad una nuova vita. E poi, sono connesse con le fasi lunari e quindi con tutto il ciclo vitale.
Sono solo idee, spunti.
Come ho detto, ci vorrebbe che qualcuno decidesse di scriverci un libro, ma io non ne ho le competenze.
Un'ultima nota sugli assorbenti interni, ormai credo in declino ma che ai tempi rappresentavano la soluzione più pratica per chi non voleva camminare come un cowboy con le emorroidi. C'erano molti più rischi di macchiarsi con quelli che con un assorbente normale e poi non erano così comodi. Per metterli di usava un "comodo applicatore", un tubo di plastica che da solo è stato sufficiente a scoraggiarmi dall'uso.
Vi lascio con un link che ho appena scoperto: la storia dell'assorbenza non è ancora finita, stay tuned!
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