| E prima o poi...tornerà anche l'olfatto! |
giovedì 12 aprile 2012
Un naso per amico
domenica 8 aprile 2012
Ciambella vi invita...nella tavernetta del film!
Ciao a tutti e benvenuti nella tavernetta dei films di Gemella Ciambella! Prego, sedetevi, mettevi comodi, prendete qualcosa da bere e parliamo di films, in TV e al cinema.
Per iniziare parliamo di un bel documentario in onda in questo periodo su Arte: "Corman's World: Exploits of a Hollywood Rebel" (rititolato in tedesco "UFOS, SEX UND MONSTER - DAS WILDE KINO DES ROGER CORMAN") e' un documentario che parla appunto del genio Roger Corman, il re dei film di serie B dagli anni 50 in poi, l'ispiratore di innumerevoli film del genere fantastico e di fantascienza, oltre ad essere uno dei piu' lungimiranti promotori di giovani talenti del mondo del cinema.
Attraverso interviste con Corman stesso, la moglie e partner in affari, alcuni dei suoi "pupilli" diventati star internazionali (Ron Howard, Jack Nicholson, Scorsese, Bogdanovich etc.) e spezzoni di alcuni dei suoi film piu' pazzi e famosi, si ricostruisce la carriera di questo genio "di serie B" del cinema americano.
Tra citazioni di titoli al limite del credibile e poster dai colori psichedelici, esce il ritratto di un insospettabile amante del cinema colto: per esempio scopriamo che Corman e' stato distributore di capolavori del cinema "serio", da Truffaut a Kurosawa in un territorio, gli USA, non certo facile da conquistare con tematiche profonde. Inoltre Corman ha sempre supportato giovani registi e attori.
Il ritratto che ne esce e' affettuoso e ottimista, anche se film come "Guerre stellari" e "Lo squalo" hanno rovinato la piazza ai film trash, dato che hanno usato le stesse tematiche ma con milioni di dollari spesi negli effetti speciali. Tuttavia l'influsso dei film di Corman e' ancora li' e lui, il grande Roger, e' sempre al lavoro.
Imperdibili due momenti: Quentin Tarantino che mendica timidamente una membership onoraria nel club dei registi di Corman (tra i quali Joe Dante) e il momento di commozione di Jack Nicholson, mentre confessa come sia stato importante il supporto di Roger durante i suoi inizi. Un documentario da vedere per riscoprire un grande del cinema!!!!!!
"The Artist" e' il film del momento: nonostante l'idea di fare un film muto in tempi moderni non sia nuova (il primissimo fu l'esilarante "Silent Movie" di Mel Brooks, poi alcuni anni fa il surreale film animato "Bellville Randez-vous") questa pellicola e' come una boccata d'aria fresca di montagna in un panorama cinematografico ormai soffocato dall'ovvieta' e dalle idee trite e ritrite, dai sequel, prequel e remake che non dovrebbero NEMMENO essere pensati.
Il film racconta la vicenda di un divo dei film anni 20', George Valentin (Jean Dujardin) che rifiuta di adattarsi all'arrivo del cinema sonoro. Dal successo, l'eroe passa alla poverta' e dovra' cambiare radicalmente il suo approccio con la vita per ritrovare la felicita'. Il regista Michel Hazanavicius ha basato la sceneggiatura sulla vita di un nonno e devo dire che dietro una storia apparentemente facile, si celano messaggi che, in questo periodo in cui tutti parlano di "crisi", torneranno utili a chi avra' la pazienza di cercarli. L'eroe del film non solo dovra' reimparare ad amare e ad avere fiducia nelle persone, dovra' anche cedere all'orgoglio e accettare i cambiamenti radicali. Non ci si annoia nemmeno per un momento, nonostante l'assenza di "dialoghi". Gli attori sono bravi e coinvolgenti (Jean Dujardin, Berenice Bejo, John Goodman, James Cromwell e l'impagabile cagnolino!), i costumi bellissimi (anche se lo stile anni 20' si prolunga un po' troppo in la' negli anni 30'), mi posso solo immaginare il modo diverso di lavorare che gli attori e il regista hanno dovuto adottare. Ci sono certo accenni al cinema anni 20', omaggi a film come "Lime light" di Chaplin ma mai vere e proprie citazioni ammiccanti da "esperto". Nessuna "apparizione speciale" di Buster Keaton o Louise Brooks. Un film sicuramente da vedere per entrare per due ore in un altro mondo.
L'ultimo film di cui vi volevo raccontare e' "The Lady", la storia dell'attivista politica e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi che da anni si batte contro la dittatura militare in Myanmar (Burma). Io e Brötchen abbiamo avuto la possibilita' di vedere questo film grazie ad una proiezione gratuita sponsorizzarizzata da Amnesty International.
Aung San Suu Kyi ha vissuto per anni agli arresti domiciliari e ha vinto nelle elezioni politche Burmensi di due settimane fa.
La vita di questa donna, coraggiosa e indipendente, dopo anni di "vita normale" vissuti in Inghilterra accanto al marito inglese e ai figli, cambio' improvvisamente quando torno' a visitare la madre in Burma. Qui l'eredita' politica del padre, assassinato anni prima durante il golpe dei generali, l'attendeva e l'inghiotti', tanto che non fece mai ritorno in Inghilterra. A causa del suo impegno politico la Lady, come tutti la chiamano, ha sacrificato tutto, veramente tutto per il bene del suo paese.
Con queste premesse il film poteva essere un capolavoro, uno di quei film che squote le coscienze fino in fondo, che fa uscire in lacrime il pubblico dal cinema, come fu il mitico "Ghandi", un film che mi fece piangere e che mi colpi davvero molto, nonostante all'epoca fossi pischella.
Purtroppo "The Lady" non riesce a colpire nel cuore e sta' in piedi solo perche' la storia e' di incredibile forza ma non perche' la sceneggiatura sia nemmeno decente. Gli attori (Michelle Yeouh nel ruolo principale e David Thewils nel ruolo del marito) sono bravi ma diretti malissimo.
Per esempio c'e' una scena in cui la protagonista, dopo aver passato due anni lontano da marito e figli, li accoglie finalmente nella sua casa in Burma. Una donna vera correrebbe a baciare i figli e il marito? Li abbraccerebbe? Piangerebbe di gioia? No. Lei alza il volto dal lavoro che sta' facendo con altri attivisti, sorride mentre la famiglia ricambia il sorriso con faccette complici: "Uhmmm, c'e' il mimestrone Knorr per cena!" sembrano pensare in coro. Tutto ridotto ad una pubblicita' milionaria.
Quando mi sono ricordata che il film lo ha diretto Luc Besson tutto ha avuto senso: questa regia senza forza, da protozoo direi, questo spot pubblicitario lungo due ore poteva solo essere suo. Riconoscibili infatti sono le sue tematiche fisse: donne forti e uomini deboli (anche se fu grazie all'ostinazione del marito che Aung San Suu Kyi ricevette il premio Nobel), uomini potenti e pazzi (il generale che va a farsi leggere il futuro dalla chiromante ricorda il Gary Oldman di "Leon"), nemici ostinati come la peste (il soldato sanguinario). La sua direzione vuota e inconcludente lascia soli gli attori a sostenere le mancanze della scenggiatura, dato che non ci sono nemmeno gli effetti speciali a dar loro una mano.
Il film sembra finanziato da L'Oreal: Aung San Suu Kyi ha una pelle sempre perfettamente truccata, le strade di Burma sono pulite, la gente e' sempre bella e curata, non ci sono poveri che mendicano o bambini che giocano e si sporcano.Dove diavolo e' la dittatura?! Personaggi come il dentista-cabarettista Zarganar, uno degli attivisti piu' coraggiosi del paese, vengono ridotti a macchiette passeggere, citati "perche' si deve".
Ci sono errori incredibili come il premio Nobel rilasciato dal governo Norvegese invece che da quello Svedese!!! (Ho appena letto che il premio Nobel per la pace e' dato congiuntamente dai governi svedese e norvegese). Potrei continuare e finire di fare a pezzi questo film ma mi fermo qui.
La storia di Aung San Suu Kyi e' sicuramente da conoscere ma NON COSI'.
Gia' ma "Ghandi" fu' diretto da Richard Attemborough...
Per iniziare parliamo di un bel documentario in onda in questo periodo su Arte: "Corman's World: Exploits of a Hollywood Rebel" (rititolato in tedesco "UFOS, SEX UND MONSTER - DAS WILDE KINO DES ROGER CORMAN") e' un documentario che parla appunto del genio Roger Corman, il re dei film di serie B dagli anni 50 in poi, l'ispiratore di innumerevoli film del genere fantastico e di fantascienza, oltre ad essere uno dei piu' lungimiranti promotori di giovani talenti del mondo del cinema.
Attraverso interviste con Corman stesso, la moglie e partner in affari, alcuni dei suoi "pupilli" diventati star internazionali (Ron Howard, Jack Nicholson, Scorsese, Bogdanovich etc.) e spezzoni di alcuni dei suoi film piu' pazzi e famosi, si ricostruisce la carriera di questo genio "di serie B" del cinema americano.
Tra citazioni di titoli al limite del credibile e poster dai colori psichedelici, esce il ritratto di un insospettabile amante del cinema colto: per esempio scopriamo che Corman e' stato distributore di capolavori del cinema "serio", da Truffaut a Kurosawa in un territorio, gli USA, non certo facile da conquistare con tematiche profonde. Inoltre Corman ha sempre supportato giovani registi e attori.
Il ritratto che ne esce e' affettuoso e ottimista, anche se film come "Guerre stellari" e "Lo squalo" hanno rovinato la piazza ai film trash, dato che hanno usato le stesse tematiche ma con milioni di dollari spesi negli effetti speciali. Tuttavia l'influsso dei film di Corman e' ancora li' e lui, il grande Roger, e' sempre al lavoro.
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| Sempre magico Roger!! |
"The Artist" e' il film del momento: nonostante l'idea di fare un film muto in tempi moderni non sia nuova (il primissimo fu l'esilarante "Silent Movie" di Mel Brooks, poi alcuni anni fa il surreale film animato "Bellville Randez-vous") questa pellicola e' come una boccata d'aria fresca di montagna in un panorama cinematografico ormai soffocato dall'ovvieta' e dalle idee trite e ritrite, dai sequel, prequel e remake che non dovrebbero NEMMENO essere pensati.
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| Et voila'! |
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| Un meritato Golden Globe! |
L'ultimo film di cui vi volevo raccontare e' "The Lady", la storia dell'attivista politica e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi che da anni si batte contro la dittatura militare in Myanmar (Burma). Io e Brötchen abbiamo avuto la possibilita' di vedere questo film grazie ad una proiezione gratuita sponsorizzarizzata da Amnesty International.
Aung San Suu Kyi ha vissuto per anni agli arresti domiciliari e ha vinto nelle elezioni politche Burmensi di due settimane fa.
La vita di questa donna, coraggiosa e indipendente, dopo anni di "vita normale" vissuti in Inghilterra accanto al marito inglese e ai figli, cambio' improvvisamente quando torno' a visitare la madre in Burma. Qui l'eredita' politica del padre, assassinato anni prima durante il golpe dei generali, l'attendeva e l'inghiotti', tanto che non fece mai ritorno in Inghilterra. A causa del suo impegno politico la Lady, come tutti la chiamano, ha sacrificato tutto, veramente tutto per il bene del suo paese.
Con queste premesse il film poteva essere un capolavoro, uno di quei film che squote le coscienze fino in fondo, che fa uscire in lacrime il pubblico dal cinema, come fu il mitico "Ghandi", un film che mi fece piangere e che mi colpi davvero molto, nonostante all'epoca fossi pischella.
Purtroppo "The Lady" non riesce a colpire nel cuore e sta' in piedi solo perche' la storia e' di incredibile forza ma non perche' la sceneggiatura sia nemmeno decente. Gli attori (Michelle Yeouh nel ruolo principale e David Thewils nel ruolo del marito) sono bravi ma diretti malissimo.
Per esempio c'e' una scena in cui la protagonista, dopo aver passato due anni lontano da marito e figli, li accoglie finalmente nella sua casa in Burma. Una donna vera correrebbe a baciare i figli e il marito? Li abbraccerebbe? Piangerebbe di gioia? No. Lei alza il volto dal lavoro che sta' facendo con altri attivisti, sorride mentre la famiglia ricambia il sorriso con faccette complici: "Uhmmm, c'e' il mimestrone Knorr per cena!" sembrano pensare in coro. Tutto ridotto ad una pubblicita' milionaria.
Quando mi sono ricordata che il film lo ha diretto Luc Besson tutto ha avuto senso: questa regia senza forza, da protozoo direi, questo spot pubblicitario lungo due ore poteva solo essere suo. Riconoscibili infatti sono le sue tematiche fisse: donne forti e uomini deboli (anche se fu grazie all'ostinazione del marito che Aung San Suu Kyi ricevette il premio Nobel), uomini potenti e pazzi (il generale che va a farsi leggere il futuro dalla chiromante ricorda il Gary Oldman di "Leon"), nemici ostinati come la peste (il soldato sanguinario). La sua direzione vuota e inconcludente lascia soli gli attori a sostenere le mancanze della scenggiatura, dato che non ci sono nemmeno gli effetti speciali a dar loro una mano.
Il film sembra finanziato da L'Oreal: Aung San Suu Kyi ha una pelle sempre perfettamente truccata, le strade di Burma sono pulite, la gente e' sempre bella e curata, non ci sono poveri che mendicano o bambini che giocano e si sporcano.Dove diavolo e' la dittatura?! Personaggi come il dentista-cabarettista Zarganar, uno degli attivisti piu' coraggiosi del paese, vengono ridotti a macchiette passeggere, citati "perche' si deve".
La storia di Aung San Suu Kyi e' sicuramente da conoscere ma NON COSI'.
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| Luc Besson: tempo di cambiare pettinatura e lavoro...?! |
sabato 7 aprile 2012
Venerdì sera...(questa non è una recensione)
Ieri sera ho guardato per la prima volta "Il velo dipinto", un film con Edward Norton in versione d'inedito batteriologo che si reca in Cina (Shanghai) con la moglie. Bellissimi paesaggi (si scopre poi che il film è girato nelle Filippine), una storia struggente che deprime, un bellissimo brano di musica classica nella colonna sonora, che potete ascoltare qui .
domenica 1 aprile 2012
Il naso
Da anni Speck mi tormentava col suo respiro notturno fatto da rumoretti ricorrenti e terribili russate. E da anni lui si lamentava di respirare male. Nonostante i miei ripetutissimi inviti a rivolgersi ad un otorino, ha aspettato di essere prossimo all'asfissia prima di alzare la cornetta e prendere un appuntamento.
La diagnosi è stata polipi. I polipi sono escrescenze che crescono all'interno del naso a causa di processi infiammatori. E Speck ne era pieno. Non solo, aveva il setto nasale deviato e le turbinate (misterioso apparato nasale che se si irrita s'ingrandisce e ostruisce le narici) ingrossate. Sorprendente che riuscisse a respirare. Subito è stato chiaro che andava operato. Così sono andata con lui ad una visita per capire l'entità dell'intervento. Il gioviale chirurgo ci ha presentato tutto come una specie di gita a Gardaland, pochi minuti d'intervento in endoscopia, il giorno dopo a casa...uno spasso.
Così Speck s'è affidato alle mani dell'entusiasta dottore, anche perchè c'era poco altro da fare, l'alternativa era che imparasse a respirare con le orecchie.
Quando sono entrata nella sua camera dopo l'operazione il povero Speck aveva un nasone enorme, sia per l'ematoma, sia per i due giganteschi tamponi che gli avevano spinto in profondità nelle narici...Pare che l'operazione sia durata circa due ore perchè i polipi stavano in tutte le cavità relative al naso (che includono fosse sotto gli occhi e sopra le sopracciglia) ed il setto era così deviato che l'endoscopio non passava dal naso.
Speck è dovuto restare in ospedale due notti e quando finalmente l'hanno rilasciato è stato abbastanza difficile fargli capire che se ne doveva stare a letto e non sorvegliare ogni mia azione casalinga com'è abituato a fare...I primi due giorni che era a casa un pò si lagnava dei mal di testa e un pò rompeva le scatole. Meno male, alla fine i mal di testa hanno avuto il sopravvento e se n'è stato a letto.
A Lena il papà è mancato molto, e quando è rientrato ha ignorato il suo nasone delicato che avrebbe fatto meglio ad evitare polvere e pelo, e gli si è piazzata addosso, in piena muta primaverile, esagerata dall'assurdo caldo degli ultimi giorni.
Io ho dovuto cambiare un pò abitudini, cucinare di più (e mi sono dimostrata una cuoca discreta), lavare più piatti (una cosa che odio fare), rinunciare a qualche impegno...Senza stare per questo a casa dal lavoro...
A una settimana dall'operazione Speck s'è quasi ripreso, anche se il naso non è ancora ben cicatrizzato e le narici non sono perfettamente sgombre..Domani ha una visita di controllo e finalmente tra 15 giorni toglieranno l'ultima medicazione...in bocca al naso!
La diagnosi è stata polipi. I polipi sono escrescenze che crescono all'interno del naso a causa di processi infiammatori. E Speck ne era pieno. Non solo, aveva il setto nasale deviato e le turbinate (misterioso apparato nasale che se si irrita s'ingrandisce e ostruisce le narici) ingrossate. Sorprendente che riuscisse a respirare. Subito è stato chiaro che andava operato. Così sono andata con lui ad una visita per capire l'entità dell'intervento. Il gioviale chirurgo ci ha presentato tutto come una specie di gita a Gardaland, pochi minuti d'intervento in endoscopia, il giorno dopo a casa...uno spasso.
Così Speck s'è affidato alle mani dell'entusiasta dottore, anche perchè c'era poco altro da fare, l'alternativa era che imparasse a respirare con le orecchie.
Quando sono entrata nella sua camera dopo l'operazione il povero Speck aveva un nasone enorme, sia per l'ematoma, sia per i due giganteschi tamponi che gli avevano spinto in profondità nelle narici...Pare che l'operazione sia durata circa due ore perchè i polipi stavano in tutte le cavità relative al naso (che includono fosse sotto gli occhi e sopra le sopracciglia) ed il setto era così deviato che l'endoscopio non passava dal naso.
Speck è dovuto restare in ospedale due notti e quando finalmente l'hanno rilasciato è stato abbastanza difficile fargli capire che se ne doveva stare a letto e non sorvegliare ogni mia azione casalinga com'è abituato a fare...I primi due giorni che era a casa un pò si lagnava dei mal di testa e un pò rompeva le scatole. Meno male, alla fine i mal di testa hanno avuto il sopravvento e se n'è stato a letto.
A Lena il papà è mancato molto, e quando è rientrato ha ignorato il suo nasone delicato che avrebbe fatto meglio ad evitare polvere e pelo, e gli si è piazzata addosso, in piena muta primaverile, esagerata dall'assurdo caldo degli ultimi giorni.
Io ho dovuto cambiare un pò abitudini, cucinare di più (e mi sono dimostrata una cuoca discreta), lavare più piatti (una cosa che odio fare), rinunciare a qualche impegno...Senza stare per questo a casa dal lavoro...
A una settimana dall'operazione Speck s'è quasi ripreso, anche se il naso non è ancora ben cicatrizzato e le narici non sono perfettamente sgombre..Domani ha una visita di controllo e finalmente tra 15 giorni toglieranno l'ultima medicazione...in bocca al naso!
venerdì 30 marzo 2012
I AM EXPERIENCED (I've seen WILCO live 08.03.2012)
Non ho un'idea precisa neanche di quello. Mentre mastico un'indescrivibile riso e melanzanepiccanticomel'inferno in un fast food cingalese mi sembra quasi strano di essere stata io ad insistere per andare a questo concerto. I Wilco mi sono sempre piaciuti, sin da quando ascoltai “Summerteeth” inciso su una cassetta audio (giusto per dare l'idea del periodo). Però non siamo proprio intimi.
Normalmente l'aspettativa per l'esibizione di un nostro idolo può essere devastante: l'ansia di arrivare per primi, le code, il desiderio inconscio di farsi notare in mezzo ad una folla adrenalinizzata (il video di “Dancing in the dark”ha dato forma compiuta e giustificazione a questa fantasia inconfessabile), la speranza -mai la certezza- che si tratterà di un evento cardine della nostra esistenza, che ci cambierà la vita, unita al terrore mai esplicitato che si possa invece materializzare un'atroce delusione.
Con l'età e l'esperienza le cose sfumano, è vero, ma non del tutto. I palmi delle mani sudano ancora, ci si guarda attorno nella folla con un vago, indicibile disagio, almeno fino all'inizio del concerto. Da lì in poi di solito va tutto bene.
Questo ovviamente se conoscete a memoria ogni canzone, se vi siete studiati i testi e ascoltati i dischi per settimane in attesa dell'evento.
Se invece avete avuto con il gruppo in questione una specie di relazione a distanza, come se fosse il preferito di vostra sorella e l'aveste sempre ascoltato per brevi periodi, e sì, siete sicuri che vi piaccia, ma non sapreste cantare per intero nemmeno un brano, la cosa è un po' diversa. In questo caso probabilmente vi aggirate sottopalco con un lieve stordimento e la vostra mente è attraversata simultaneamente da diversi pensieri, tipo:
- Ho scelto le scarpe sbagliate per venire al concerto;
- Bella la scenografia, fatta da decine di paralumi appesi e fissati a terra con tubi di stagno per le condutture idriche. Chissà se si accenderanno...Una scenografia leggera e surreale, suggestiva;
- Ugh, quel riso e melanzanepiccanticomel'inferno cingalese sembra aver preso fuoco nel mio stomaco;
- Ci sono “vecchi” e giovani in numero sostanzialmente pari nel pubblico...Meno male, significa che i Wilco non sono apprezzati solo da noi dinosauri, ma anche dai pischelli...
- La musica in diffusione è Otis Redding?
L'attesa è lunga: entriamo alle 20 aspetteremo un'ora e mezza circa. Mentre si cerca di mantenere il proprio spazio vitale resistendo all'assalto discreto ma deciso di quelli arrivati dopo di noi, un buttafuori si avvicina alle transenne. E' un omone che assomiglia ad un Kabir Bedi (Sandokan!) muscoloso e massicio:
-Stasera è vietato fare foto-dice ad uno in prima fila-Macchinette, telefoni...tutto.
Fa la faccia scura, ma secondo me non ci crede neanche lui. Appena se n'è andato una signora alla mia sinistra estrae una gigantesca Canon con teleobiettivo e assesta uno scatto al palco.
Verso le 20.30 inizia il support act. Una ragazzina alta alta, secca secca, con la faccia nascosta nei capelli spettinati arriva sul palco. E' da sola, non dice il proprio nome, suona il piano e la chitarra elettrica (questa non molto bene). Snocciola canzoni minime con una vocina che mi è familiare, anche se non riesco a darle un nome. Avrà sì e no 18 anni. Per la sua età non è male, ma nel complesso annoia un pubblico in attesa di altro. Avrebbe decisamente bisogno di un batterista. Però l'ammiro per essere arrivata fin qui così giovane. Good Luck, little girl.
Quando (con sollievo generale del pubblico) finisce, aspettiamo ancora. E la mia mente è attraversata simultaneamente da diversi pensieri, del tipo:
1)C'è una civetta fatta di corda appesa al gruppo delle tastiere. Adoro le civette!
2)La giovane coppia alla mia destra non rispetta il mio spazio vitale, continuano ad agitarsi
come se fossero a casa loro. Parlano di un componente del gruppo e lo chiamano per
nome, “Jeff”, come se fosse amico loro. Mi stanno abbastanza sulle palle;
3)La sala si è ormai riempita, alle mie spalle (sono in terza fila) vedo gente dappertutto;
4)Decisamente ho scelto le scarpe sbagliate per venire al concerto;
5)Non ne posso più di Otis Redding.
Arrivano, Arrivano! Finalmente!
Li conto, prima di tutto: sono sei. Dal lato opposto a quello dove mi trovo si piazzano un chitarrista ed un bassista dall'aria mite e country, al centro sta il cantante e dietro di lui il batterista. Davanti a noi si posiziona un chitarrista magro magro che mi ricorda mio cognato se avesse i capelli. Subito dietro di lui, all'altare delle tastiere un biondino inquietante con occhiali da nerd, bandana rossa al collo e baffi biondi. Pettinato alla perfezione. Ora la civetta apre e chiude gli occhi.
La giovane coppia alla mia destra strilla “Jeeeff! Hi Jeeeeff!”: è il cantante, intuisco. Mi stanno sfondando i timpani. Ora li detesto proprio.
Poi veniamo travolti da qualcosa che voler chiamare semplicemente eredità della tradizione del folk elettrico sarebbe ridurre i Wilco ad un decimo di ciò che sono. Una valanga di suoni elettronici, chitarre a cascata, rock, country, progressive...Tutto è insieme, tutto è in uno, ed è bellissimo. Per me che non mi aspetto niente di conosciuto è tutto un fiume di suono, un fluire fantasmagorico. I lampadari s'illuminano e spengono di nuovo, l'elettrico diventa elettronico, impalpabile, a volte perfino futuribile, eppure qui, adesso, talvolta talmente inaspettato da far perfino un po' paura. La civetta fa l'occhiolino al pubblico.
Il sosia di mio cognato è un portento, cambia chitarra ad ogni canzone, a volte usa ne due diverse nello stesso brano, con cambi in corsa. Mi dispiace non riuscire a veder bene dall'altro lato del palco, ma devo dire che ciò che ho davanti è travolgente.
Sottopalco Kabir Bedi sorveglia che non si facciano foto. Guarda a terra con faccia preoccupata, assente. C'è un delirio di suono in perpetua evoluzione alle sue spalle ma sembra non accorgersene. Ha la fortuna di essere qui gratis e a malapena si gira per guardare che succede. C'avrà dei problemi suoi.
Fa un caldo esagerato, mi sa che svengo, prima o poi...
I pochi dischi ascoltati non riescono a dare l'idea del concerto, le canzoni incise sono come immagini piatte che prendono vita tridimensionale, è la differenza tra il guardare una foto e trovarsi a vivere la scena che ha catturato. Dal mare di musica che mi scorre addosso emergono “War on War”, “Ashes of Amrican flag” e poi “Jesus etc.” che Jeff (a proposito, la giovane coppia di fanatici alla mia destra se n'è finalmente andata) chiede al pubblico di cantare, intervenendo lui stesso solo un paio di volte, e poi “Shot in the Arm” (questa sì che la conosco bene), durante la quale l'inquietante tastierista -che fino ad ora era rimasto molto tranquillo- si scatena e soffoca i propri strumenti con un cuscino. E' esaltante, e perfino il gigantesco collega di Kabir Bedi, un energumeno pelato dalle braccia ENORMI, apprezza e chiede al pubblico in prima fila: “Come si chiamava questa?”
E' il termine del concerto ufficiale, e mentre si invocano i bis, qualcuno dietro di noi si sente male. Chiamato da uno spettatore Kabir Bedi salta la transenna, e corre al soccorso del malcapitato. Io intanto galleggio in una nuvoletta d'euforia...
I bis sono lunghissimi, durano come mezzo concerto. I Wilco sono generosi, caldi col pubblico ma non ruffiani.
Durante “Hoodoo Voodoo” uno dei roadies, un ragazzo con i baffi a manubrio, pettinatura e jeans scampanati stile anni 70' si presenta a torso nudo (e che torso!) come co-percussionista e ballerino...Delirio, sembra di essere piombati attraverso un buco temporale nella California psichedelica.
Quando il concerto finisce siamo un po' tutti senza parole, le solite chiacchiere e recensioni da post concerto sembrano un po' fuori luogo, scontate, inutili. Ci guardiamo con facce che dicono “Eh, già...Eh, già...”
Saluto la civetta.
Usciamo, l'aria fresca ci arriva in faccia, una sensazione piacevole dopo la calura dei concerti. E la mia mente è attraversata da molteplici pensieri:
1)Non mi fanno più male i piedi;
- Ho digerito il riso alle melanzanepiccanticomel'inferno!
- Questa è un'esperienza unica, probabilmente al prossimo concerto dei Wilco conoscerò tutte le canzoni e le canterò insieme al resto del pubblico;
- Beh, alla fine non sono neanche svenuta;
- Sono quasi felice.
domenica 25 marzo 2012
Ciambella e Brötchen al concerto dei Subsonica, Berlin 19.03.2012

E' la prima volta che vedo in concerto i Subsonica dai tempi in cui vivevo in italia.
Li avevo gia' visti piu' volte all'inizio degli anni 2000 e mi ero sempre esaltata. Erano i tempi di "Microchip emozionale " e "Amorematico", un po' la preistoria se contiamo che i Subsonica sono al sesto album (senza contare svariati EPs e un live). L'occasione di vedere in concerto i Subsonica a Berlino dunque e' stata presa al volo: i biglietti costavano meno di 20€ e il locale, l' SO36 in Kreuzberg, e' una piccola discoteca che ridona ai Subsonica un'alone di "gruppo di nicchia" come ai loro inizi. E volete mettere, poterli vedere senza sgomitare tra centinaia di persone, come invece succederebbe in Italia?!
Insieme ad un gruppo di amiche, io e Brötchen ci siamo diretti al l'SO36 solo mezz'ora prima del concerto, senza fare ore di coda...ah, questa e' civilta'! Gli avventori erano tutti italiani, sono stati assoldati per l'occasione persino guardie e venditori di biglietti parlanti italiano...e si, incredibilmente c'erano ancora biglietti in vendita 30 minuti prima del concerto.
Brötchen era il solo "straniero" in questa occasione: sembrava di essere a "Little Italy", incrociavo gente italo-berlinese che non ho visto per un sacco di tempo. In effetti e' un po' un peccato: il mix disco-techno-rock dei Subsonica e' senz'altro appetibile per il pubblico berlinese non italiano ma il marketing della serata non e' stato certo fatto a dovere, altrimenti non sarebbe stato pieno solo di compaesani.
Quasi puntuali (un ritardo di forse 10 minuti) il concerto inizia ed e' subito festa: non ricordo il primo brano (anzi, mi scuso se sbagliero' qualche titolo) ma l'effetto e' di immediata euforia nel pubblico. Samuel chiede "siete tutti italiani?" Essi caro, tutti, eccetto Brötchen.
Segue "Il diluvio" e poi un sacco di canzoni dai tre primi album: riecco tutti i ricordi di "Microchip emozionale" e anche io rimbalzo con gli altri sul pavimento del locale. La terza canzone e' "Aurora sogna", dedicata alle Aurora nel pubblico e noi saltiamo e ci dimeniamo come tarantolati da discoteca, mentre il tastierista fa dondolare pericolosamente la celebre tastiera flessibile. Brötchen non ha mai visto niente di simile e ride soddisfatto.
La sequela di successi continua, passando da "Colpo di Pistola","Tutti i miei sbagli", etc.
Ricordo la sensazione che ebbi all'epoca in cui queste canzoni erano appena uscite e cioe' che la musica dei Subsonica sarebbe perfetta come colonna sonora di un film Anime: questa convinzione rimane anche ascoltandoli ora.
In un angolo Brötchen guarda il piccolo mare di mani e teste saltellanti, divertito ma immobile, non si lascia coinvolgere dalla ritmica incessante. Io invece mi scopro talentuosa ballerina hip hop!
Una cosa e' certa: avrei dovuto indossare qualcosa di piu' leggero della camicia di velluto...nel SO36 non c'e' una sola ventola che faccia un po' d'aria, un minimo di aereazione, senza contare che qui e' permesso fumare!
Finalmente Samuel annuncia una canzone del nuovo album: non la conosco ma mi fa molto piacere sentire qualcosa di nuovo. Tuttavia le novita' non sono molte: si ritorna presto ai primi 3 album con "Istantanee", "Liberi tutti". Ma chissenefrega: ci stiamo divertendo e credo che i gestori del locale non abbiano mai visto tanti italiani sgambettanti tutti insieme.
Dopo quasi due ore di concerto la band saluta, ma certo non se la puo' cavare cosi. Gia' durante la pausa di meta' concerto il pubblico non ha lasciato tregua e dunque via con i bis, tra i quali "Discolabirinto".
A questo punto ero distrutta, grondante sudore e intossicata dal fumo e con me anche la banda.
Nonostante cio' e' rimasta a tutti l'energia per altre due canzoni, in realta' due gia' cantate in precedenza.
Anche se mi sono molto divertita non ne potevo piu' che finisse, ero a pezzi per il gran ballare e saltare.
Brötchen invece stava benone, fresco come una rosa...certo, e' rimasto immobile per tutto il tempo...
Il concerto ci e' piaciuto ma non posso nascondere un po' di delusione: mi aspettavo un po' di canzoni nuove, un update degli ultimi dieci anni e invece ho ascoltato quasi tutti pezzi che gia' conoscevo. Francamente non riesco ad immaginare il perche' di questa scelta: sono certa che anche i CD seguenti ad "Amorematico" hanno avuto successo. Altra cosa strana e' stato l'ultimo bis: perche' ripetere due canzoni gia' suonate in precedenza? Non posso credere che non abbiano portato con loro tutti i dati delle loro canzoni.
Inoltre Brötchen ha giustamente osservato che la band ha suonato senza sbavature, senza assoli o improvvisazioni, senza una qualsivoglia "jam".
Insomma, bello ma con riserve. Puo' darsi che il gruppo si sia aspettato di incontrare un pubblico piu' misto, con molti piu' tedeschi (non solo Brötchen), e dunque abbiano presentato canzoni che pensavano piu' adatte all'occasione, tuttavia per noi italiani resta un grosso punto interrogativo.
I Subsonica sono comunque uno dei migliori gruppi musicali italianipeccato che abbiano perso questa occasione per farsi conoscere dal pubblico berlinese tutto.
Vi aggiungo un paio di link presi da Youtube con riprese amatoriali del concerto.
http://www.youtube.com/watch?v=ZglJevUSHo0&NR=1&feature=endscreen
http://www.youtube.com/watch?v=FT04N4CjKEU&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=Jn0q_CPz94Y&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=zxJBPnY05qg&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=DZOqpXqOoL8
Buona visione! :o)
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