giovedì 28 luglio 2011

Sa Sebadas: e Lena?

Impossibile portarsi Lena in ferie. Come al solito la portiamo dai nonni o meglio dal nonno, che ha elaborato un piano per tenere la Miciccia separata dalla nostra miciotta, portare la prima insieme nostra madre in montagna e restare con Lena a casa loro. Ero un pò preoccupata perchè finora la tutor ufficiale era stata nostra madre, ma al momento sembra che nonostante tutto se la stia cavando bene. Impossibile però non notare le differenze di comportamento delle due gatte, che ieri in una mail, mio padre ha riassunto con questa tabella oraria delle loro abitudini


Lena                                                         Miciccia
8,00 pisciatina                                          dormitina
9,00 cacchina
9,00 miao, miao, miao, miao                    risveglio e ricerca mamma
9,30 miao, miao, miao, miao                    strusciatina e croccantini
9,30 croccantini, miao, miao, miao
10,00 uscita sul balcone miao, miao, miao
10,00                                                        richiesta di uscire sul balcone
11,00 richiesta di cibo, miao, miao, miao    dormitina, cacchina, pisciatina
12,00 miao, miao, miao, richiesta cibo
13,00 dormitina, pisciatina, miao, miao, miao
13,00                                                           richiesta cibo
14,00 dormitina, pisciatina, miao, miao         dormitina
15,00 dormitina, pisciatina                         dormitina, pisciatina
16,00 richiesta di uscita sul balcone          richiesta di uscita sul balcone
16,00 miao, miao, miao, pisciatina            miao
17,00 richiesta di cibo, miao, miao            dormitina
18,00 miao, miao, miao, miao                   dormitina
19,00 miao, miao, miao, richiesta cibo      dormitina
20,00 miao, miao, miao, richiesta cibo      richiesta cibo
21,00 miao, miao, miao,                            pisciatina
22,00 chiamata per andare a letto              dormitina
23,00 pisciatina, miao, miao, miao             miao
24,00 cacchina, miao, miao, miao              miao
Da osservare la quantità di miao procapite. In sostanza, mio padre dice che Lena è dolce, ma al contrario della Miciccia, che è molto autonoma, necessita di continue attenzioni, di (per usare parole sue) una badante...

L'ira funesta di Sa Sebadas 2

Oggi siamo tornati nella spiaggetta dove eravamo ieri, vicino a Porto Pino. C'era molta gente, forse perchè il tempo era migliore. Dopo aver tentato lo studio di un capitolo di linguistica decido di fare il bagno. Ah, l'acqua limpida, il tenero splishsplash delle onde, il sole di mezzogiorno. Un gabbianello s'è tuffato in acqua per prendere un pescetto. Mi sono girata verso la spiaggetta e vedevo un mucchio di cielo azzurro e il verde dei pini marittimi. "Quando muoio" ho pensato "se esiste il paradiso spero che sia così, a mollo nel mare sardo a guardare la costa e i pini."
L'idilliaca situazione è stata però spezzata dall'arrivo a qualche decina di metri di un gommone carico di bambine, che non rispettava il divieto di accendere i motori entro i 300 metri dalla costa. Mentre osservavo la scena alle mie spalle si sono levate le voci inferocite dei nostri compagni di spiaggia:
"Spegni il motore!"
"Criminale!"
"Spegni il motore!"
"Non si può!"
Cavolo, non potevo crederci, qualcuno era indignato quanto me e dava voce a questa rabbia per le regole infrante (che per altro significano rischi per la vita dei bagnanti). Con una certa soddisfazione mi sono unita al coro dall'acqua. Il tizio sul gommone ha sentito, le bambine si sono girate verso di noi. Il motore s'è spento mentre dalle mie spalle piovevano improperi all'indirizzo del pilota. Poi il gommone ha scaricato le bambine, fatto marcia indietro e se n'è ito con il motore al minimo.
Da lì è partita una discussione tra due dei signori che guidavano la rivolta. Io non ho detto niente, perchè stavano dicendo tutto loro. Mi sono rincuorata, non sono l'unica ad essere arrabbiata per l'arroganza di questi proprietari di barche, gommoni e catamarani che non rispettano le regole del vivere civile il mare. Certo, qui la guardia costiera è praticamente inesistente (uno dei signori dice di averla vista in pattuglia due volte in quattro mesi), ma se tutti c'incazziamo e glielo facciamo capire, e magari ci facciamo trovare sulla spiaggia ad aspettarli, chi lo sa, magari cominciano a pensarci due volte...
Mi accorgo in ogni caso della crescente rabbia delle persone, che si sentono schiacciate da questo sistema che scivola verso il medioevo e vuole insultare e denigrare proprio coloro da cui trae il proprio nutrimento. Io so io e tu sei n'cazzo, come diceva il Marchese del Grillo. La nostra unica speranza è continuare ad urlare dalla riva e farci trovare sulla spiaggia, ad aspettarli.

L'ira funesta di Sa Sebadas

Il motivo per cui in prima battuta io e Speck abbiamo iniziato a venire in vacanza in Sardegna non è la Sardegna, ma un festival di burattini. Detto questo, è impossibile non restare affascinati da questa regione che offre a noi continentali ancora molti scorci di vera natura e vera pace. Già. Anche se ogni tanto si trovano frigoriferi abbandonati per la strada, spiaggette coperte di vetri di bottiglia, sacchi di monnezza abbandonati come bebè indesiderati sul ciglio della strada. Normalmente c'incazziamo, ne parliamo tra di noi, a volte raccogliamo un pò di pattume e lo buttiamo nel più vicino cestino. Altre volte smettiamo di parlarne perchè sappiamo che non ci possiamo far poi granchè. Insomma, ci comportiamo bene ma siamo consapevoli di non poter salvare il mondo.
Però quest'anno sono veramente incazzata. Soprattutto con i sardi, che sembrano loro per primi non amare il loro territorio.
Ad esempio, l'altro giorno siamo andati a fare una passeggiata nella campagna circostante e non avete idea di quante bottiglie di birra abbiamo trovato abbandonate ai bordi della strada. I barboni di Berlino che fanno moneta coi vuoti a rendere sarebbero scoppiati di gioia, nel vedere una manna del genere. Proseguendo la passeggiata abbiamo incontrato un fosso riempito di macerie di un cantiere, e ce ne sono parecchi in giro. Ma il paradosso più assurdo è stato quando, sul bordo della strada vicinissima ad una spiaggia abbiamo trovato una pila ordinatissima di rifiuti, lasciati da chi sa chi con la speranza forse che qualche anima pia se li raccogliesse.
Tutto questo mi fa incazzare. I sardi vivono in una specie di paradiso naturale e se non ci vivono, perlomeno ce l'hanno a portata di mano. Non sono come noi lombardi che viviamo in una piana puzzolette ed umida, dove siamo assediati e soffocati dal cemento, dove non si respira, non ci sono alberi nè colline, dove tutte le stagioni si susseguono pressapoco identiche perchè non c'è la natura che ti mostri le differenze, ma solo gradazioni diverse di umidità e di caldo. Cazzo, noi non c'abbiamo il mare! La cosa più vicina a Milano è da una parte la Liguria che ormai quanto a cementificazione assomiglia a Milano, e dall'altra quella puccia che è l'adriatico, e lasciamo perdere! 
Possibile che non riescano a capire quale bellezza hanno a portata di mano? Cosa ci vuole a passare anche solo una volta la settimana vicino alle cale più frequentate (almeno quelle) a ritirare un pò di pattume? Volete dirmi che non c'è la possibilità di assumere due o tre stagionali per comune e farli girare a multare i turisti ed i locali sporcaccioni? Su, dai, non prendiamoci in giro!
E che dire poi di quest'assurda cementificazione a cazzo? Ci sono centinaia di case non finite in posti bellissimi e anche se fossero finite sarebbero un pugno nell'occhio...C'è un hotel qua vicino che nessuno di coloro che ho incontrato finora non abbia definito obbrobrio, costruito a ridosso della scogliera, a picco sul mare, una devastazione spaventosa.
Tenete presente, cari amici sardi, che certe cose non tornano più: se anche domani in Liguria dovessero decidere di buttare giù tutte le dannate villette che ci hanno costruito, la terra rimarrebbe devastata e il paesaggio comunque deturpato per sempre.
Sapete dove vi vorrei portare, tutti, in massa? A Rimini, Riccione, Milano Marittima, a fare il bagno in quell'acqua bassa e limacciosa, a prendere il sole regimentati come i bambini in colonia, a calcolare quanti centimetri ha il tuo vicino rispetto a te di una sabbia che nulla ha che fare con quella di certe spiagge qui. Ve la meritereste una vacanza del genere, venti giorni almeno in città-flipper tutte luci e sale giochi e casino. Forse allora apprezzereste di più questa splendida terra in cui vivete.

Sa Sebadas: tante scuse e la spiaggia fantasma

Scusate gente, non ho ancora postato le foto di Tharros, lo faccio domani, giurin giuretta.
Ieri ha piovuto e così ne abbiamo approfittato per ronfarcela. Oggi invece siamo andati in spiaggia. Due anni fa eravamo stati a Porto Pino, una spiaggia di sabbia a cui si accedeva da una strada tra le dune popolate da piante di ginepro. Non sappiamo bene se per via di nuovi sensi unici o nuove villette abusive, ma non siamo stati in grado di trovarla. Abbiamo girato mezz'ora tentando tutte le strade ma niente. Ci siamo buttati in una pineta ed abbiamo raggiunto una costa scogliosa.
Qui Speck s'è fatto la prima vera traccia di abbronzatura, infatti sembra un gamberetto pronto per la frittura. Io invece perseguo nel mio pallore.

martedì 26 luglio 2011

Gemella Ciambella va al cinema con: "Braut Alarm"

Questo e' un record: due volte al cinema in una sola settimana! L'altra sera la mia amica Pirrogena mi ha invitata al cinema con due sue amiche per una girlie night. La scelta e' caduta sul girlie film del momento, quello che in italia si chiama "Spose", in germania "Braut Alarm" e in originale americano "Bridesmaids". Lo so, penserete "va bene che ti piace il trash Ciambella, ma questo e' troppo!!" e lo pensavo anche io ma mi sono dovuta ricredere.
I poster e il titolo stesso non rendono per niente l'idea di come questo film sia, probabilmente perche' la percentuale di persone che guarda filmetti commedia di donne in crisi e' molto piu' alta di quella che guarda film commedie intelligenti.
Annie e' al punto piu' basso della sua esistenza: ha dovuto chiudere la sua pasticceria ed ora fa la venditrice di gioielli svogliata in un negozio non suo, dove il piu' delle volte scoraggia i clienti col suo cinismo. Annie ha una relazione con un tipo viscido e ricco che la usa solo per far sesso ma non ha alcuna voglia di impegnarsi ulteriormente e non avendo molti soldi ha affittato una camera nella casa di due orribili fratelli dementi e molesti. Un giorno la migliore amica di Annie, Lillian, le comunica una grande notizia: si sposera' a breve e vuole che lei sia la damigella d'onore.

Negli USA il ruolo di damigella d'onore significa non solo guidare le altre durante la cerimonia ma anche prendere decisioni riguardo ai vari rituali tipo l'addio al nubilato, consegna dei regali, etc. e per la povera Annie gia' in una situazione precaria, il compito affidatole si rivelera' quasi fatale. Le altre damigelle sono un campionario folle ma in qualche modo rappresentativo di donne moderne: Megan (futura cognata di Lillian), una bizzarra tipa bassotta e sovrappeso che sembra e si comporta come una lottatrice, Rita (cugina di Lillian), una procace madre di tre figli maschi, casalinga di lusso piuttosto cinica verso il matrimonio. Seguono Becca, una neo sposina che sembra uscita da un Kinder sorpresa-versione "San Valentino", ed Hellen, la moglie del capo del futuro marito di Lillian. Hellen diventa la nemesi di Annie perche' lei e' bella ricca di successo, perfetta e invece Annie e' un disastro che cammina, non ha soldi e odia la perfezione.


                                                                     
Da questo momento in poi la situazione precipitera' sempre di piu': Annie sembra non conoscere il significato della parola "imbarazzo" e sbagliera' tutto, naturalmente con risultati esilaranti.
In effetti questo film si sarebbe dovuto chiamare "Annie fa la cosa giusta" (ironico), oppure "Il matrimonio della mia migliore amica", oppure  "Ricetta di un disastro" perche' la vera protagonista non e' Lillian col suo matrimonio ma Annie col suo precipitare sempre piu' in basso e iniziare a scavare quando ha raggiunto il fondo. Attraverso le sue disavventure il regista si prende gioco delle assurde convenzioni della societa' americana e allo stesso tempo cerca di sdrammatizzare la tragedia di una donna che ha perso quasi tutto. In qualche modo esiste una la possibilita' per Annie di rialzarsi e anche se lei non lo sa ancora, non tutto e' perduto.

Il regista e le due attrici principali sono parte del "Saturday Night Live", un nome una garanzia, quindi state certi, non e' fuffa. Ci sono delle scene davvero esilaranti, come il party di fidanzamento e il tentativo di Annie di attirare l'attenzione del poliziotto: come detto, Annie non conosce vergogna e il regista non ci risparmia l'imbarazzo di osservare i personaggi rendersi ridicoli. L'unico appunto e' che alcune gags le capiscono solo quelli che come me sono stati giovani negli anni 80: le due amiche di Piroggena avevano meno di 18 anni, per loro alcune cose devono devono aver provocato un'eruzione di punti interrogativi nel cervello.
Gli attori mi sono piaciuti tutti: le donne sono tutte brave, da Kristen Wiig (Annie) a Maya Rudolph (Lillian),
e la fantastica Melissa McCarthy nella parte di Megan. Una lode particolare a Rose Byrne, che interpreta la sofisticata e perfetta Helen: l'ho vista due giorni prima in "X-men First Class" e non riuscivo a credere che fosse la stessa persona che interpretava la ricca casalinga perfetta.
Chris O'Dowd che interpreta l'agente della polizia stradale innamorato di Annie ha gli occhi un  po' troppo vicini al naso ma e' innegabile che interpreta il suo ruolo molto bene.
L'unica cosa che mi e' spiaciuta e' non aver visto molto le altre due damigelle Wendi McLendon-Covey (Rita) e Ellie Kemper (Becca) che essendo agli estremi della gamma di frustrazione femminile avrebbero potuto regalare altre perle di comicita'.

Insomma, questo e' davvero un buon film, meglio della pubblicita' che gli hanno fatto e megli del suo titolo stesso. Potete guardarlo senza temere, vale la pena ed uscirete con un sorriso.

Sa Sebadas: Fischia il vento

Il perdurare (per altro gradito) del maestrale ci ha costretti a rinunciare alla spiaggia anche oggi. Così siamo partiti per l'ennesimo viaggio culturale, destinazione Tharros, penisola vicino ad Oristano che ci abbiamo messo quasi quattro ore a raggiungere. Mi sembra di passare un mucchio di tempo in macchina ultimamente, ma d'altronde se non vuoi star fermo in casa devi per forza prendere l'auto; poi,  anche distanze non rilevanti qui diventano abbastanza problematiche. Strano, perchè di strade ce ne sono un mucchio e di nuove ne stanno costruendo. Oggi ne abbiamo addirittura scoperta una che non è segnata sulla nostra mappa, un innesto su un'altra strada che abbiamo preso per errore (non manchiamo mai di sbagliare qualcosa).
Durante il viaggio si alternavano sole e nuvoloni, questi ultimi sballottati nell'aere come la nostra macchina sulla strada.
All'una siamo arrivati nella zona di Oristano, dove si trova una serie di stagni o lagune in cui vivono i fenicotteri rosa. Non ci siamo fermati però, schizzando dritti verso Tharros.
Nei ricordi di Speck (che ci sarà stato più di vent'anni fa, beato lui), l'area era totalmente incontaminata, mentre ora c'è una lunga passeggiata sul promontorio che porta a Tharros, ai lati del quale si stendono ventosissime e bellissime spiagge. La più scoperta era praticamente vuota, se si se eccettuano un paio di surfisti, mentre la più interna era sufficientemente presa d'assalto.

Schiaffeggiati dal vento siamo arrivati alla biglietteria, che una volta non c'era ("Ho parcheggiato qui l'altra volta!") e un signore molto gentile e loquace ci ha fatto i biglietti. Quando abbiamo rifiutato la visita guidata (perchè iniziava mezz'ora dopo), vedendo Speck col suo look composto di capi d'abbigliamento di surplus militare tedesco e lo zaino in spalla ci ha chiesto:
"Siete del ramo?"
"Sono già stato qui un sacco di volte..."
Iniziamo la visita, sempre rampognati dall'aria molto corrente.
Tharros è nata come città punica costruita su un insediamento nuragico abbandonato e successivamente divenne romana. Anche se  ne è stata scavata una bella porzione, tutto fa pensare che ci sarebbe ancora un bel pò di roba da scoprire. Una cosa che non avevo mai visto è il sistema delle fogne ancora perfettamente riconoscibile, grazie al fatto che la strada romana è praticamente intatta. Se ne può addirittura percorrere un pezzo piuttosto lungo per arrivare al Tofet, la collina funeraria. Fico, mettere i piedi su un'autentica strada romana!
Il giro dura circa un'ora, durante la quale incrociamo più volte due giovani fotografi che si portano a spasso un'attrezzatura completa dall'aria non proprio leggera e praticamente non scattano fotografie. Chiacchierano un sacco ma se si fermano lo fanno per pochi istanti, senza esplorare le varie possibilità dell'immagine. Mah.
Finito il giro di Tharros siamo ormai totalmente intontiti dal vento e decidiamo di tornare indietro, alla macchina. Prima di ripartire però barcolliamo fino alla chiesetta di San Giovanni, un piccolo edificio paleo cristiano molto semplice e suggestivo.
Al ritorno a casa scopriamo che le nuvole sono aumentate e addirittura da qualche parte deve pure piovere. Lo so che vi sembrerà strano che dica "addirittura" però qui in estate non piove mai.

Dopo cena andiamo a berci un mirto e poi ci spostiamo per andare a vedere la proiezione di un film sul territorio di Malfatano. Protagonisti erano alcuni pastori e pescatori della zona, persone vecchissssssime, macilente, che vivono come si viveva da queste parti cinquant'anni fa. gente che vive in canottiera e a quasi 100 anni si arrampica su e giù dalle scogliere per andare a fare il bagno in mare lontano dai turisti. Finito il cortometraggio, non poteva mancare il partecipato dibattito a cui han contribuito tutti, locali e turisti. La discussione, non molto saporosa per la verità, a tratti diventa surreale, come quando un tizio suppone che uno dei vecchietti sia un pò esaurito dato che racconta di aver visto i demoni...Alla fine comunque ce la caviamo alla grande resistendo fino all'ultimo intervento.
Mentre tutti vanno a mangiare, noi ce la filiamo, siamo stanchi morti...
Domani pubblicherò qualche foto, adesso è troppo tardi...

domenica 24 luglio 2011

Sa Sebadas: Sardegna e nuvole

Ieri finalmente siamo riusciti a fare il primo bagno. In una spiaggia incredibilmente vuota per essere sabato, io e Speck siamo arrivati, bianchi come due weisswurst, con zainetti e cappello di paglia. Da qualche giorno spira un piacevole maestrale che unito alle nubi che di tanto in tanto oscurano il sole rende più sopportabile il caldo ma tiene lontani i fanatici, quelli che in spiaggia arrivano alle 10 (meglio mezzogiorno che è più caldo) e restano ad arrostire leggendo un giallo di 1450 pagine comprato in edicola o a chiacchierare al telefonino, scofanando panini, pasta al forno e peperonata.
La Grotta di San Giovanni
Comunque, dopo un pò, vento o non vento ha cominciato a fare troppo caldo, così ho preso la via dell'acqua, sguazzando con le mie solite tecniche, due bracciate di rana, due di stile libero, due di dorso, un pò di morto a galla...Nessuna esibizione atletica, insomma. Rientrata alla base (leggi la stuoia di paglia), Speck ha pensato di avvicinarsi lui stesso ai flutti. Dopo qualche incoraggiamento sono riuscita a convincerlo a trasformare il prolungato pediluvio in una decente immersione in acqua. Cinque minuti, non di più, ma almeno s'è immerso fino alle spalle.

Oggi, vista la persistenza del vento ce ne siamo andati alla Grotta di San Giovanni, vicino ad Iglesias. Si tratta di una grotta gigantesca attraverso la quale era addirittura possibile passare con la macchina, anni fa. Oggi è rimasta la strada ma ci passano solo pedoni e ciclisti. E' una passeggiata di mezz'ora nel cuore della montagna, facile facile ma suggestiva, che sbuca dall'altra parte in un bosco.
Qui sotto potrebbe esserci un villaggio nuragico!

Il Nuraghe dimenticato
Dopo la gitarella ci siamo fermati al ristorante vicino all'entrata della caverna, dove abbiamo ripetuto l'approvvigionamento di Sebadas.
Poco lontano abbiamo visitato il Nuraghe Sa Domu s'Orco. Benchè recintato e ricordato da cartelli (incredibilmente abbondanti in questa zona) e guide, di fatto non è mai stato scavato e  di fatto non c'è molto da vedere. L'area è completamente abbandonata (sembra di poter veder arrivare Clint Eastwood a cavallo del suo mulo da un momento all'altro) e siamo entrati da un buco fatto nella recinzione da qualche bulldozer o grosso camion. Ci si sente un pò immersi in un'atmosfera ottocentesca, quando l'archeologia interessava a pochi nobili fessi ricchi e non era considerata una risorsa economica per il territorio. Mboh, forse è meglio così.