domenica 24 maggio 2015

Happy Birthday Robert!

Mi rendo conto che l'ultimo post risale a quasi sei mesi fa. Non perché non sia successo niente, ma proprio perché di cose ne sono successe, compreso un matrimonio. Diverse volte ho iniziato a scrivere un post, poi l'ho salvato nelle bozze e non l'ho mai continuato. Quale miglior modo di spezzare il silenzio che celebrare il compleanno di BOB DYLAN? Celebriamo, allora! Sgargarozzo prosecco e ti mando i miei Auguri! Buon compleanno Bob, sei un figo. YO!

mercoledì 31 dicembre 2014

2014 al cinema con Gemella Frittella

Speck non ama andare al cinema (“E' troppo buio, si può solo guardare il film”): meno male che ho delle amiche cinefile, grazie alle quali quest'anno ho battuto il mio record di visioni cinematografiche, ben 7!!! Tenete presente che a volte non vado al cinema per anni interi, quindi non fate quella faccia. E siccome di “A proposito di Davis” e “Her” ho già parlato in questo post, vi lascio alle mie impressioni sulle altre cinque pellicole...

Grand Budapest Hotel
Sono rimasta sorpresa dall'atteggiamento di sufficienza che alcuni miei amici hanno nei confronti di Wes Anderson e dei suoi film. Mi è veramente difficile immaginare come non si possa apprezzare la sua fantasia visiva e cromatica, le sue trame che si espandono come ragnatele e trovano sempre una chiusura “rotonda”, la sua gentile malinconia. “Grand Budapest Hotel” è forse l'apice della sua opera sin qui, in cui tornano i temi favoriti dell'orfano, dei genitori adottivi e dello sradicamento esaltati da colori sfavillanti (rosso, viola, rosa) e da un cast fantastico: Ralph Fiennes, Tilda Swinton, Bill Murray, Edward Norton, Harvey Keitel, eccetera, eccetera. Compaiono in ruoli inaspettati, anche solo per un cameo, come ci ha abituato Anderson. La storia dell'aspirante fattorino Zero e della fantasmagorìa di personaggi che ruota intorno a lui è ispirata alle opere dello scrittore Stephan Zweig, autore austriaco di origini ebraiche che raccontò lo splendore culturale dell'Europa precedente alla Seconda Guerra Mondiale, di cui il Grand Budapest Hotel è simbolo. Il suo declino è quello dell'anima dell'Occidente, che ancora oggi esibisce inconsciamente le cicatrici di quel conflitto. “Grand Budapest Hotel” è un caledoscopio colorato e divertente che dissimula i drammi del mondo e delle persone, che racconta il passato e -anche se non sembrerebbe- il presente.

Gigolò per caso
John Turturro, quasi raggiunti i 57 anni (e nel migliore dei modi), voleva realizzare due sogni: 1) lavorare con Woody Allen e 2) fare il figo almeno per una volta. Così ha messo insieme un film incredibilmente somigliante come struttura a quelli di Totò e Peppino degli anni 50-60: una trama leggera (per non dire esile), e innegabilmente soporifera in cui si muove con l'aria stupita di uno che non ci crede a quanto sta rendendo felici ricche donne annoiate, spezzata dalle surreali incursioni comiche di Woody, forse non improvvisate come quelle del nostro comico nazionale, ma allo stesso modo i soli momenti in cui ci si risveglia dal torpore. Curiosa l'ambientazione nel quartiere ebreo ortodosso e la famiglia mista di Allen, due particolari che cercano di dare un minimo di brio ma purtroppo trattati superficialmente. Spaventosa Vanessa Paradis con un'enorme parrucca e due occhi da acido che fanno paura. Il trailer è più che sufficiente.

Maps to the stars

Da sempre David Cronenberg usa corpi e paesaggi per distorcere la realtà. In “Map to the Stars” si serve del panorama fittizio di Hollywood e delle membra ustionate di Agatha Weiss, una giovane scampata a un incendio da lei stessa appiccato, che vi si reca per cercare la propria famiglia. Il suo arrivo nella città delle stelle mette in moto un inesorabile meccanismo Tolemaico che svela la natura profonda e orribile dei suoi abitanti, e trasformerà la ragazza in un catalizzatore attraverso cui l'ineluttabile tragedia (e redenzione) si compiranno. Utilizzando i meccanismi e gli archetipi del teatro greco Cronenberg costruisce il film attorno al nucleo di un mistero che non verrà risolto. Mia Wasikowska e Julianne Moore fantastiche.

In ordine di sparizione
Nils è un uomo pacifico, ha una famiglia e guida uno spazzaneve col quale mantiene praticabili le strade attorno a un villaggio in Norvegia. Suo figlio, che vive in città, viene coinvolto per errore in un regolamento di conti tra spacciatori di droga e ucciso. Nils decide di vendicarsi e con l'incoscienza della disperazione e la fortuna dei principianti finirà per scatenare una faida sanguinosa tra la mafia locale (responsabile della morte del figlio) comandata dal “Conte” (elegante, psicopatico e vegano) e quella serba, agli ordini di un fantastico Bruno Ganz. Divertente, paradossale e sanguinoso, “In ordine di sparizione” si avvicina per certi versi alle opere dei Fratelli Coen, mantendo però un'autonomia di stile del tutto nord europea. Peccato sia stato poco valorizzato dal circuito delle sale cinematografiche, toccherà recuperarlo in dvd.

Magic in the moolight
Mai sottovalutare il genio di Woody Allen, mai farsi ingannare dall'apparente leggerezza delle trame, dai giganteschi occhi blu della giovanissima protagonista, dal fascino (e dalla splendida pronuncia inglese) di Colin Firth, dalla luce calda della Costa Azzurra: la mano è più veloce dell'occhio e mentre vi incanta con una messa in scena semplice ma di sicuro effetto, vi serve una mano di tarocchi sul destino dell'uomo, sulla morte e sul senso dell'amore e della vita. L'universo è un gelido, spaventoso baratro? Forse. Ma allora perché torturarsi nella consapevolezza? Meglio l'illusione, meglio credere a una favola che alla terribile realtà. Forse. L'abilità, l'esperienza (e le domande) di un regista ottuagenario e la levità (qualcuno la chiamerebbe “freschezza”) di un ventenne si combinano in un gioco di specchi tanto classico da far credere al pubblico di essere prevedibile. Ma anche questo, come l'elefante che scompare nella scena iniziale, è un trucco, una magia che alla fine ci sorprenderà. Bello, anche in lingua originale.


sabato 27 dicembre 2014

Christmas, the days after

Allora, eccoci qui. Scartati i regali, ripuliti i piatti, salutati i parenti. Ciambella e Brotchen sono partiti alla volta di Amburgo dove hanno festeggiato con la famiglia di lui, mentre io e Speck stiamo mettendo mano agli avanzi e godendoci i nostri regali. Tra quelli più gustosi i Bootleg Series n. 10 e 11 di Bob Dylan e un paio di scarpe vegane super stilose. Tra i libri due classici francesi: "Lo straniero" di Camus e "Thèrése Raquin" di Zola. Mentre Lena sonnecchia, fuori infuria una bufera di neve. Quest'anno devo dire che il palinsesto televisivo mi sta deludendo: a parte "Una poltrona per due" trasmesso alla Vigilia da Italia Uno, mancano all'appello tutti i classici del periodo, da "Tutti insieme appassionatamente" ai "Ritorno al futuro" alle commedie americane degli anni 40-50 in bianco e nero...Sembra che i canali televisivi non risentano del periodo festivo, il che m'infastidisce. Sinceramente il Natale televisivo dovrebbe essere rassicurante, ripetitivo, immobile. I film e i cartoni animati classici dovrebbero tramandarsi di generazione, con aggiunte per restare al passo coi tempi, ma con alcuni punti fermi, come quelli citati sopra. Invece ecco come sempre l'ispettore Cordier e SOS Tata su La7, i War Movie del sabato su Rai Movie e gli Affari di Famiglia su Cielo. Meno male che ci sono i dvd, mi affiderò a quelli.
Ogni tanto accendo la radio e ascolto qualche dibattito sulle candidature per la Presidenza della Repubblica. Il pubblico sembra seguire tutto la linea della disperazione: telefonano proponendo nomi anche condivisibili ma del tutto improbabili (Gino Strada, Tina Anselmi...) e tutti ci tengono a specificare che i politici gli fanno schifo. Da una parte mi posso associare, dall'altra mi sento un bel po' stufa di queste lamentele. E' evidente che la vita va in una direzione e la politica in quella opposta, detto questo mi sto convincendo che meno mi preoccupo di questa gente meno potere avrà sulla mia vita. Illusione? Non lo so. Penso che persone come Gino Strada siano quello che sono anche per questo motivo, fanno quello che devono e che vogliono fare senza preoccuparsi della politica. Credo che se tutti smettessimo (io per prima) di farci trascinare dall'emotività del momento...ne gudagneremmo. Intanto fuori continua a nevicare...
Ci attendono ancora il Capodanno e poi l' Epifania, quindi Buone Feste, gente!

venerdì 10 ottobre 2014

Sostegno per caso

Per il quarto anno consecutivo seguo un adolescente sordo in qualità di assistente alla comunicazione. E per il quarto anno consecutivo le lezioni iniziano con una diversa insegnante di sostegno. A guardarla da fuori è una situazione che ha dei lati innegabilmente comici. La prima docente non tornò sul sostegno per un grave problema personale. Peccato, aveva undici anni di esperienza coi disabili e anche se di sordi non sapeva granché, fu estremamente efficace. La seconda, nominata alla fine di novembre dopo una giostra di persone annunciate, apparse per qualche giorno e poi sparite o mai presentatesi, era una dilettante allo sbaraglio, piena però di buon cuore e buona volontà, capace di empatia e di sacrificio (fin troppo). Lavora tuttora sul sostegno, ma non col mio allievo. Lo scorso anno finalmente è arrivata una docente con abilitazione, tutti i titoli, e perfino (udite udite) con esperienza sul campo. Anche lei non era preparata in tema di sordità, ma almeno giocava sullo stesso campo. Peccato che abbia deciso di rimanere incinta, così -forse- rientrerà a marzo. Ma forse no. Ed eccoci giunti al presente anno scolastico: dopo quasi un mese dall'inizio è arrivata la supplente del sostegno, è una giovane (anche se non giovanissima) insegnante di chimica e come molti suoi colleghi ha chiesto di passare sul sostegno per contingenze alimentari. Ieri, mentre in un'aula vuota le spiegavo, ingobbita, con le occhiaie profonde e una sensazione di stanchezza e di deja vù, in cosa consiste "il caso" (come vengono identificati i disabili dagli operatori), mentre guardavo il suo viso inespressivo su cui lineamenti fini emergeva il panico e mi ascoltavo mescolare conoscenze generali sui sordi e particolarità del ragazzo e dipingere un quadro che mi rendo conto possa creare terrore in un novellino, mentre rispondevo senza neanche più scandalizzarmi alla sua domanda: "Ma non sarebbe stato meglio in una scuola speciale?" (per la cronaca la risposta è: "Lo Stato ha chiuso quelle scuole e stabilito che i disabili devono essere integrati nelle scuole normali"), mi è venuto in mente il titolo di questo post. Perchè troppo spesso si finisce a fare sostegno per entrare nella scuola e sopravvivere in attesa di passare di ruolo, e si vede. Si vede di tutto, dagli insegnanti di sostegno con disturbi relazionali che vanno affiancati da un collega in consiglio di classe, a quelli che prendono il loro compito per una vetrina per dimostrare i loro poteri di redenzione della disabilità, a coloro che ne fanno una questione di potere e basta, agli absolute beginners che non sanno perchè ci sono capitati in questo mondo e ti guardano, come è capitato a me, smarriti. Come smarrito è il mio studente, che si trova a ricominciare tutto daccapo per la quarta volta. Penso che sia terribile studiare per fare qualcosa e poi trovarsi catapultati in un tutt'altro per cui non siamo preparati e magari neanche portati; è vero, moltissimi fanno un lavoro diverso da quello per il quale hanno studiato (anche io), ma timbrare fatture anziché recitare non è lo stesso che trovarsi ad essere responsabili di un altro essere umano, per di più in una condizione di fragilità. E' snervante e ingiusto non solo nei confronti del lavoratore ma anche e soprattutto dei disabili, che  nel souk delle nomine scolastiche finiscono per perdere totalmente la centralità di cui invece dovrebbero godere, subiscono lo stesso stress di chi li dovrebbe sostenere e dipendono dalla fortuna per trovarsi affiancati da un docente competente o almeno dotato di equilibrio e buona volontà. Succede anche agli studenti cosiddetti normodotati, tuttavia loro sono comunque in una posizione di vantaggio, perché hanno più mezzi per recuperare i danni di un "cattivo maestro". Un disabile ne ha meno, e se a un pessimo professore curricolare si aggiunge un sostegno altrettanto pessimo o incapace o impreparato o svogliato, il disabile è fottuto: passerà tutto il ciclo scolastico a fare compitini facili facili, nessuna sfida, nessun obiettivo, nessuna caduta e nessuna resurrezione. E le conseguenze sulla sua vita di cittadino saranno devastanti.
In un mondo dominato dalla legge della domanda e dell'offerta accade che a fronte di un'enorme richiesta di sostegni non ci siano vantaggi per chi sceglie di specializzarsi in questo tipo d'insegnamento e la conseguenza è la situazione attuale. La mancanza di considerazione per gli allievi disabili che hanno dimostrato i governi che si sono succeduti negli ultimi (almeno) vent'anni, si appoggia, giustifica e sfanga le responsabilità nell'idea che sta al fondo di ogni cervello italiano: chi si occupa di disabili c'ha la vocazione. Non deve essere professionale, basta che sia buono e si prenda a cuore il povero disabile. Quest'idea assurda deve essere estirpata dalla nostra cultura, perché tutti i docenti si affezionano ai loro allievi (alcuni almeno), ma il loro lavoro deve essere prima di tutto fatto bene. Altrimenti non se ne esce.                                                                                                                 Non ho ancora letto il documento "La buona scuola" che il governo si appresta a proporre, discutere e votare, mi riprometto di farlo e spero di trovarci qualche misura che ridia dignità al sostegno scolastico. Non ci spero troppo, però.

sabato 20 settembre 2014

Un'estate col golfino

Quest'anno la permanenza estiva alla dacia è durata di più, grazie al ritardato inizio della scuola. Inutile dire che, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, abbiamo passato un sacco di tempo a casa, a pisolare, leggere, cucire...ma senza grandi entusiasmi. Anzi, considerando che quest'anno non avevo neanche esami da preparare per l'università ho fatto veramente poche cose rispetto a quelle che mi ero prefisse (la latitanza su questo blog ne è prova). Mi ero portata decine di stoffe progettando un intero nuovo guardaroba e alla fine ho cucito una gonna e iniziato un paio di pantaloni; ho riempito una valigia di libri e ne ho letti uno e mezzo; ho ingolfato lo zaino di matite e pennarelli e non ho disegnato un tubo...insomma, la pigrizia ha avuto la meglio sulla mia produttività.

Venendo ai gatti, Romeo è arrivata alla nostra porta un pò dimagrita e abbiamo passato l'estate a ingrassarla a dovere. Per la prima volta ho anche avuto occasione di vederla a caccia, mi ha ammazzato un passero sotto gli occhi e che dire, è la natura, mica posso dirle che non si fa, è una questione di sopravvivenza. Però fa impressione. Macchianera si è presentato con una ferita dietro l'orecchio. Non so cosa gli sia successo, ma è molto più scontroso dello scorso anno, ci sono voluti quasi due mesi perchè ritornasse a strusciarsi sulle gambe mentre ci chiedeva la pappa.
Verso la metà di luglio poi, sono comparsi dei nuovi gatti: la gatta e il gatto rosa, due fratelli praticamente indistinguibili, e due piccolini molto invadenti che hanno dato parecchio filo da torcere a Romeo, che quando si tratta di difendere il suo territorio diventa una vera tigrotta. Per qualche giorno le risse si sono susseguite coinvolgendo anche me (ho rimediato una botta unghiata da Romeo, diretta ad un altro gatto). Meno male che una vicina (la proprietaria dei gatti rosa) si è portata a casa i piccoli, ristabilendo la pace nel cortile.
Per Lena invece, Speck quest'anno ha recintato tutto il giardinetto posteriore della dacia (una specie di grossa aiuola rettangolare), e la piccola ha molto apprezzato, pretendeva di uscire anche quando pioveva o c'era stato qualche temporale che aveva trasformato la terra in un piccola palude.
Un capitolo a parte lo merita la Miciccia, che purtroppo ha avuto un peggioramento nelle condizioni di salute. Non è più una giovincella, e abbiamo temuto per lei, ma grazie alle cure dei nostri genitori, per ora tiene botta. Durante la permanenza nelle montagne bergamasche è migliorata, e adesso l'andremo a trovare.

Veniamo all'Università. Lo scorso anno ho avuto una botta di depressione, in cinque anni ho 9 esami, tutti passati, alcuni anche brillantemente, tuttavia troppo pochi per giungere al traguardo della laurea entro i 50 anni. Inoltre, essendo la sede così lontana, seguire le lezioni è veramente difficile. Così avevo deciso di cambiare facoltà e università, Quindi, due settimane fa sono andata a Venezia per fare il passaggio a Milano. Obiettivo Lingue e Letterature Straniere. Procedura veloce, ma non indolore. Lasciare Venezia era per me una sconfitta, ma...diciamo che non vedevo alternative.
POI, martedì scorso sono andata a immatricolarmi.
Entro, prendo il mio numerello: 60, 45 persone davanti a me. Pazienza, aspetterò. Mi siedo e dopo un pò una tipa mi chiede un'informazione. Le rispondo e questa mi dice: "Ma ti rendi conto che mi hai già risposto due volte? Non sono idiota!". Le ho girato le spalle pensando che forse idiota non era, ma maleducata certo sì. Quando infine è venuto il mio turno, la botta finale: l'impiegata non è stata certo maleducata, ma sembrava quasi che le desse fastidio che mi volessi iscrivere. Infine, il pagamento per l'immatricolazione dovevo farlo in contanti. Tragedia. E' questa l'università di una città che si bulla di ospitare l'Expo mondiale? Che si definisce EUROPEA? La città di piazza affari piena di banche? Contanti?
Se prima ero depressa, ora ero in un pozzo di disperazione. Non ho perso tempo e ho scritto subito a Cà Foscari chiedendo di ritirare la richiesta di trasferimento. Sembra che tutto andrà a posto e io tornerò gaiamente a far la spola con Venezia. Che figata.

mercoledì 20 agosto 2014

Pasqualino

Purtroppo m'è arrivata oggi una bruttissima notizia, Pasqualino se n'è andato. Dopo la fallita convivenza con Lena lo scorso anno era stato affidato ad una signora che lo andava a visitare nell'appartamento della sua padrona per dargli da mangiare e qualche coccola. Aveva la finestra aperta e trovandosi al piano terra era scappato. Lo avevano cercato per settimane e quando ormai non ci speravano più lo avevano ritrovato a casa di una coppia anziana. Quest'anno si era trovata una persona che lo teneva a casa sua e finalmente le cose sembravano sistemate, ma improvvisamente ha smesso di mangiare e in breve si è spento. Aveva contratto la leucemia felina. Era un gattino avventuroso e affettuosissimo, ne aveva passate non poche ma si è fatto amare. Buon viaggio piccolino, ci rivedremo.