Speck non ama andare al cinema (“E'
troppo buio, si può solo guardare il film”): meno male che ho
delle amiche cinefile, grazie alle quali quest'anno ho battuto il mio
record di visioni cinematografiche, ben 7!!! Tenete presente che a
volte non vado al cinema per anni interi, quindi non fate quella
faccia. E siccome di “A proposito di Davis” e “Her” ho già
parlato in questo post, vi lascio alle mie impressioni sulle altre cinque pellicole...
Grand Budapest Hotel

John Turturro, quasi raggiunti i 57
anni (e nel migliore dei modi), voleva realizzare due sogni: 1)
lavorare con Woody Allen e 2) fare il figo almeno per una volta. Così
ha messo insieme un film incredibilmente somigliante come struttura a
quelli di Totò e Peppino degli anni 50-60: una trama leggera (per
non dire esile), e innegabilmente soporifera in cui si muove con
l'aria stupita di uno che non ci crede a quanto sta rendendo felici
ricche donne annoiate, spezzata dalle surreali incursioni comiche di
Woody, forse non improvvisate come quelle del nostro comico
nazionale, ma allo stesso modo i soli momenti in cui ci si risveglia
dal torpore. Curiosa l'ambientazione nel quartiere ebreo ortodosso e
la famiglia mista di Allen, due particolari che cercano di dare un
minimo di brio ma purtroppo trattati superficialmente. Spaventosa
Vanessa Paradis con un'enorme parrucca e due occhi da acido che fanno
paura. Il trailer è più che sufficiente.
Maps to the stars
Da sempre David Cronenberg usa corpi e
paesaggi per distorcere la realtà. In “Map to the Stars” si
serve del panorama fittizio di Hollywood e delle membra ustionate
di Agatha Weiss, una giovane scampata a un incendio da lei stessa
appiccato, che vi si reca per cercare la propria famiglia. Il suo
arrivo nella città delle stelle mette in moto un inesorabile
meccanismo Tolemaico che svela la natura profonda e orribile dei
suoi abitanti, e trasformerà la ragazza in un catalizzatore
attraverso cui l'ineluttabile tragedia (e redenzione) si compiranno.
Utilizzando i meccanismi e gli archetipi del teatro greco Cronenberg
costruisce il film attorno al nucleo di un mistero che non verrà
risolto. Mia Wasikowska e Julianne Moore fantastiche.
In ordine di sparizione
Nils è un uomo pacifico, ha una
famiglia e guida uno spazzaneve col quale mantiene praticabili le
strade attorno a un villaggio in Norvegia. Suo figlio, che vive in
città, viene coinvolto per errore in un regolamento di conti tra
spacciatori di droga e ucciso. Nils decide di vendicarsi e con
l'incoscienza della disperazione e la fortuna dei principianti finirà
per scatenare una faida sanguinosa tra la mafia locale (responsabile
della morte del figlio) comandata dal “Conte” (elegante,
psicopatico e vegano) e quella serba, agli ordini di un fantastico
Bruno Ganz. Divertente, paradossale e sanguinoso, “In ordine di
sparizione” si avvicina per certi versi alle opere dei Fratelli
Coen, mantendo però un'autonomia di stile del tutto nord europea.
Peccato sia stato poco valorizzato dal circuito delle sale
cinematografiche, toccherà recuperarlo in dvd.
Magic in the moolight
Mai sottovalutare il genio di Woody
Allen, mai farsi ingannare dall'apparente leggerezza delle trame, dai
giganteschi occhi blu della giovanissima protagonista, dal fascino (e
dalla splendida pronuncia inglese) di Colin Firth, dalla luce calda
della Costa Azzurra: la mano è più veloce dell'occhio e mentre vi
incanta con una messa in scena semplice ma di sicuro effetto, vi
serve una mano di tarocchi sul destino dell'uomo, sulla morte e sul
senso dell'amore e della vita. L'universo è un gelido, spaventoso
baratro? Forse. Ma allora perché torturarsi nella consapevolezza?
Meglio l'illusione, meglio credere a una favola che alla terribile
realtà. Forse. L'abilità, l'esperienza (e le domande) di un regista
ottuagenario e la levità (qualcuno la chiamerebbe “freschezza”)
di un ventenne si combinano in un gioco di specchi tanto classico da
far credere al pubblico di essere prevedibile. Ma anche questo, come
l'elefante che scompare nella scena iniziale, è un trucco, una magia
che alla fine ci sorprenderà. Bello, anche in lingua originale.