Una sera della settimana scorsa, zappando tra un
canale e l'altro, io e Brötchen capitiamo per caso sui titoli di
testa di "The future", il secondo lungometraggio di Miranda
July.
A me, nonostante la condanna di Frittella, Pizza e
della mia amica Pirrogena, il film precedente, "Me
you and everyone we know", era piaciuto. Sara' stato il momento
storico in cui l'ho visto ma mi ero sentita partecipe della
lunaticita' dei personaggi e del guardaroba di Frau July. Dopo aver
letto (2011) recensioni mega positive su "The future" avevo
una buona aspettativa. Premetto che ho visto il film tradotto in
tedesco.
Il film inizia con Sophie, un'insegnante di danza
per mocciosetti (Miranda July) e Jason (Hamish Linklater) un
lavoratore di call center da casa, seduti sul divano, ognuno preso
col suo mac book. Dopo un breve ma intensamente verboso dialogo,
Jason dice di poter fermare il tempo e i due giocano come se la cosa
fosse vera, fino a che un cliente di Jason telefona.
Sophie e Jason decidono, forse per noia, di dare
un senso alla loro vita adottando un gatto dal rifugio locale.
Adottano un micino malato di reni e all'inizio sono giubili:
renderanno gli ultimi mesi di vita della creatura memorabili. La
veterinaria pero' trattiene il peloso per un mese in cura e li
informa che se il cucciolo verra' curato con le dovute attenzioni
(praticamente costanti), potrebbe sopravvivere anche cinque anni.
Improvvisamente i due si fanno prendere dal panico: non avevano
pensato di doversi impegnare per cosi tanto tempo.
Tornati a casa i due iniziano a blaterare sul
tempo, sul futuro, sul fatto che essendo entrambi 35enni, quando il
gatto sara' morto e loro potranno "ricominciare a vivere",
saranno gia' 40enni e i 40 sono i nuovi 50. Improvvisamente si
trovano a fare i conti con due vite buttate:a 35 anni non hanno un
lavoro come lo vorrebbero (anche se magari non sanno nemmeno quale
potrebbe essere) e una sensazione di ineluttabile fallimento li
inghiotte.
A questo punto i due hanno una geniale idea: usare questo
mese che gli resta di "vita" per cercare di cambiare la
loro esistenza. Jason butta alle ortiche il lavoro e dopo poco anche
Sophie si licenzia. Jason trova "lavoro" come venditore di
alberi e fa amicizia con un aziano signore che scrive poesie oscene e
dispensa buoni consigli. Sophie telefona ad un numero trovato su un
foglio di carta ed entra in contatto con un uomo single sui 45 anni
che vive nella periferia borghese con la figlia di circa 10 anni. Il
tipo sembra uscito da Twin Peaks, superficialmente normale ma
sottilmente perverso. Sophie va a letto con lui e inizia una
relazione.
Intanto il gatto, dalla sua gabbietta, interviene
qua e la' (con una vocetta inquietante e fastidiosa) per
filosofeggiare sul tempo e l'universo.
Da qui in poi tutto precipita, il rapporto tra i
due protagonisti si corrode fino alla rottura.
Ho aspettato
con ansia il momento in cui il film avrebbe fatto il salto, avrebbe
preso quella strada che mi avrebbe fatto dire "Bello", in cui questo marasma di idee avrebbe offerto la soluzione della vicenda e
invece quel momento non e' arrivato, il film e' finito e io ho
rimpianto di averlo visto.
Miranda July e' solo al suo secondo lungometraggio
ed e' nota come artista multimediale, performance artist, etc. Che i
suoi film (e probabilmente anche le opere artistiche) non siano per
"tutti" ci sta, tuttavia questa volta anche io che ero sua
fan, l'ho trovata indigeribile.
Dato che ho vissuto una
situazione di sbandamento e mi misuro ogni giorno sulle incognite del
mio futuro, direi che e' lo spunto iniziale ad essere ridicolo:
mentre l'eta' media delle persone si e' allungata ed in realta' si e'
giovani piu' a lungo, i due personaggi, come vivessero agli albori
del 1800, pensano che a 35 anni sei gia' all'anticamera della
vecchiaia. In realta' i 40 sono i nuovi 30!
Inoltre, in un periodo in cui moltissime persone
cambiano la loro vita buttando alle ortiche il lavoro e re-iniziano
da un viaggio, da una attivita' indipendente o facendo una follia, i due protagonisti
restano a casa o cercano un nuovo lavoro (passano da una
schiavitu' all'altra). Tutto cio' e' anacronistico e autistico, soprattutto oggi
giorno che la mobilita' tra i paesi e' diventata una quotidianita'.
Nei dialoghi i personaggi spiegano tutto ma non
risolvono niente: sono cosi irritanti e imbarazzanti che bisogna
proprio far forza su se' stessi per continuare a guardare il film.
Allo stesso modo ci sono tantissime scene lasciate
inconcluse e senza l'effetto finale. Qualcuno l'ha definito
ellittico, a me sembra incompleto. E di fatti anche il finale e' un
"nulla di fatto": il gatto, dimenticato dai due al rifugio,
viene soppresso (pratica purtroppo in voga negli USA), Sophie torna a
casa e Jason la lascia dormire li' una notte. Sara' davvero cosi?
oppure i due si riconcilieranno? Di fatto ritornano da dove erano
partiti.
Miranda July dissemina ovunque scenette di
„realismo magico“, come Jason che ferma il tempo per impedire che
Sophie finisca di parlare e lo lasci; la maglietta preferita di
Sophie che, dotata di vita propria, la segue fino a casa del suo
amante; i racconti del gatto; una sequenza esilarante con Sophie che
alla reception della scuola di danza vede le sue amiche restare
incinta, avere i figli, crescerli e infine i figli adulti che a loro
volta hanno figliato, dandole in pochi secondi l'impressione che lei
restera' sempre al „via“. Tuttavia queste „scenette surreali“
restano freddi esercizi di stile e aumentano solo la snervante sensazione di inconcludenza.
Irrita la piattezza e la freddezza dei personaggi, la loro
inettitudine e mancanza di emozioni, il loro dibattersi in una sola
espressione facciale. Miranda July abusa del suo status: ci sbatte in
faccia il suo look da flapper girl anni 20', i suoi occhi da cucciolo
che chiede protezione, la sua boccuccia a cuore, il suo corpo anoressico. Spesso le scene in cui e' coinvolta, diventano uno
showcase delle sue performance (come la scena della maglietta) e
sembra farsi della sottile publicita'. Sembra perennemente fragile ed
insicura, tanto che si desidera darle un calcio nel sedere per
farla reagire. E' onnipresente e fa tutto, anche la voce (FASTIDIOSISSIMA) del gatto.
Miranda July sa di avere un senso dell'umorismo
„Witty and Wimsy“, sa che il suo surrealismo affascina ma
il dubbio e' che ne sia troppo conscia e ne stia abusando. Quanti
film riuscira' ancora a fare prima che anche i suoi fan piu' accaniti
si stufino? Piu' che poliedrica, rischia di diventare una „artista
confusa“ in grado di fare una cosa sola ma con mille tecniche diverse
(Film, performance, scrittura, etc.). Guardate per esempio il suo
sito e il
blog del film: non pensate che voglia dire e fare troppo? Non vi
disturba, come disturba nel film, questo costante bisogno di spiegare
e di creare e definire concetti e letture recondite? Il simbolismo lo
hanno usato molti grandi registi ma non in modo cosi manierista e narciso.
Miranda July mi ricorda
un gruppo musicale americano, i They Might Be Giants: ogni loro disco
contiene piu' di 24 canzoni, tutte brevi, tutte con uno stile
diverso, tutte surreali e con un codice da decifrare. Mi sono
piaciuti molto ma dopo il quarto disco mi sono stufata perche' non
c'era un'evoluzione nel loro lavoro, nonostante cambiassero
strumentazioni e arrangiamenti il concetto era sempre lo stesso del
„mercatino delle pulci“.
Allo stesso modo le opere di Miranda July
minacciano di essere tutte piccoli gioielli di surrealismo e
comicita' se presi singolarmente ma insieme formano solo un
guazzabuglio senza capo ne' coda, senza uno sviluppo. Esattamente come
i suoi personaggi, la July non si evolve, non cresce artisticamente.
Il film, in un periodo di cosiddetta „crisi
mondiale“ (che pure nel 2011 era gia' avanzata) e' anacronistico,
autistico, pessimista piu' del dovuto, presenta due personaggi apatici ma un
pubblico che tocca tutti i giorni la miseria e la paura del futuro,
che deve per forza avere coraggio, non puo'che disprezzarli e trovare
il film una pirlata.
Se potessi parlare con lei, signora July, la
incoraggerei ad uscire e camminare nel mondo: esca dal suo bozzolo,
dimentichi le sue opere incentrate solo su se stessa e sul suo
mondo autistico. Si apra al mondo vero, si trovi COLLABORATORI per i suoi
progetti. Combatta il suo bisogno di protagonismo per essere
riconosciuta e in qualche modo amata.
Il mondo e' pieno di gente
fantastica e lo scambio ALLA PARI e' necessario per non restare in
una bacheca al museo dei picchiatelli, con una etichetta eternamente
appiccicata addosso. Cerchi la passione, si INNAMORI, si distacchi dal concettualismo, faccia qualcosa lontano dal suo "personaggio".
Si evolva.
Interessante: un
blog di odio verso Miranda July.
 |
A message to you, Miranda |