![]() |
Attenti a questi due |
Il crack Parmalat è stato un disastro
economico quasi epocale, non solo per il marchio coinvolto, non solo
per l'entità del danno ai piccoli risparmiatori, ma perchè ha messo
definitivamente in luce anche in Italia un sistema di gestione
finanziaria che chiamare disinvolta è dire poco e che è alla base
dell'attuale crisi economica. Falso in bilancio, fondi in depositi
off shore, Caymans, derivati. Termini tristemente noti che
probabilmente fanno ribollire il sangue di coloro che in questa
faccenda hanno perso il loro sudato denaro.
Dunque “Il gioiellino” può
servire non solo per comprendere meglio quanto effettivamente
accaduto, ma anche per tenerne viva la memoria, visto che il sistema
-nonostante tutto- da allora non è cambiato.
La LEDA è un'azienda florida, un
gioiellino dell'economia nazionale basato non solo sul
prodotto, ma anche, come ripete continuamente il suo proprietario
Restelli, sui valori. Ovviamente anche sul profitto, che lui
difende blandendo qualche politico minore. A capo della contabilità
c'è il ragionier Botta (Toni Servillo), devoto al lavoro,
scorbutico, che nonostante qualche sveltina con la segretaria passa
la maggior parte del tempo in ufficio e a casa è solo, ascolta
musica commerciale anni 70/80 e si diletta di buoni vini.
Leda è arrivata al punto in cui
un'azienda ha tre opzioni: morire, vivacchiare o fare il botto. Un
marchio americano si offre di acquistarla, ma Restelli si oppone e
decide di tentare il grande salto allargandosi al mercato dell'Est
europeo. Ma queste sono manovre costose e il proprietario, oltre ad
assorbire la parte dell'azienda della sorella (che voleva vendere)
deve oliare i politici del luogo, piuttosto voraci. Da qui parte la
cavalcata disastrosa di un'azienda che comincia subito con il farsi
sopravvalutare le azioni al suo ingresso in borsa per rastrellare più
fondi possibile, e in fretta. Le cose degenerano e Restelli,
coadiuvato dal recalcitrante ma fedele Botta si addentra in una
giungla
di corruzione e tranelli finanziari in
cui le banche concedono prestiti a condizione che parte dello stesso
denaro vada a coprire gli ammanchi di imprese di parenti o amici
oppure che sia investito in una serie di operazioni sui derivati. Il
finale della storia lo conosciamo tutti, e non è allegro.
Tra i pregi del film v'è certamente la
chiarezza di esposizione di questioni tutt'altro che facili da
comprendere per chi non sia esperto (anche se ammetto che guardare il
film con un ex bancario come Speck accanto aggiunge un certo
divertimento alla visione). Toni Servillo e Remo Girone brillano
nelle parti borderline del film, uomini di discutibile
moralità ma nei quali si trova nostro malgrado qualche lato
apprezzabile: Restelli compie nefandezze che trascineranno nel
baratro non solo la sua azienda e i suoi dipendenti, ma anche
migliaia di famiglie di risparmiatori, tuttavia è sincero quando
parla di valori (anche se, per salvare la sua fabbrica di valori è
pronto a tradirli); mentre l'abnegazione di Botta verso Leda non si
ferma nemmeno di fronte alle grazie della nipote di Restelli (una
piuttosto scarsa Sarah Felberbaum)- ragazzotta rampante con una
laurea in economia e commercio e la bocca piena di termini inglesi
che non si fa scrupoli a rubare all'azienda dello zio- e lo porterà
a lavorare per la ditta fino al momento in cui verrà arrestato. Gli
uomini che hanno ispirato i personaggi sono probabilmente molto meno
positivi e simpatici.
Andrea Molaioli, già autore de “La
ragazza del Lago” (bel film con Servillo con i baffi) dimostra una
certa gratitudine verso Paolo Sorrentino, a partire dalla colonna
sonora per arrivare alla scena della notte in cui tutti i documenti
compromettenti delle operazioni di Leda vengono distrutti dai suoi
solerti impiegati, ma -visto anche il tema- è decisamente meno
lirico, più concentrato sui fatti.
Nel dvd è anche contenuto un simpatico
mockumentary dal titolo “The Fake Gem” in cui il regista e i suoi
protagonisti raccontano la vera storia di Leda/Parmalat.
Nessun commento:
Posta un commento