
Ed eccomi finalmente con la tanto temuta recensione della "Trilogie der schönen Ferienzeit", ovvero"Trilogia della villeggiatura" di Carlo Goldoni, portata al Berliner Ensamble un paio di settimane fa ( 1 e 2 Novembre) sotto la regia di TONI SERVILLO (trema Frittella!).
Premetto che non sono una teatrante, ma credo nelle mie impressioni, e che sono disposta a cambiare idea se qualcuno mi da' delle buone spiegazioni.
La sera del 2 novembre io, il mio ragazzo e la nostra amica Katrin (che di teatro se ne intende, oltre che a lavorarci) ci rechiamo al Berliner Ensamble, il teatro che fu diretto da Bertold Brecht.
La serata e' nebbiosa e umida, il teatro sta' a fianco del fiume, ma noi siamo tutti contenti per l'occasione: teatro italiano, di quello buono marca Goldoni, e come sorpresa scopriamo che c'e' anche Toni SErvillo! Infatti non e' stato pubblicizzato per niente come autore della regia, sembrava piu' importante (chissa' perche') il nome del Piccolo Teatro di MIlano.
Inizia.
La scenografia e' scarna, fatta di pochi dettagli, ma alla fin fine funzionale, anche se ben poco "Veneziana".
La Trilogia della Villeggiatura racconta la storia di una serie di personaggi della ricca Borghesia Veneziana che vanno in vacanza a godersela come solo loro sapevano fare nel 1700.
Entrano in scena Leonardo (Andrea Renzi), il suo servitore Paolino (Francesco Paglino) e la sorella di Leonardo, Vittoria (Eva Cambiale) e tutti hanno un molto distinguibile accento Napoletano! Gia' questo mi puzza...non eravamo a Venezia?!
Vittoria e' la tipica ragazza dell'alta borghesia Goldoniana: insolente, spaccamaroni, viziata... per far capire queste "qualita' " pero' non e' necessario sembrare isteriche, non vi pare?
Mi gira la testa: gli attori parlano velocissimi, nemmeno io li riuscivo a capire!
Figuriamoci i tedeschi che magari hanno studiato un po' di Italiano! E' teatro o "le avvertenze" alla fine di uno spot di medicinali????
Come se non bastasse, Leonardo parla come se fosse in un vicolo a contrattare sulla "maria": strascica e sussurra le parole, abbassa la voce, non parla a noi, il pubblico, parla con qualche amico immaginario vicino a lui. Sempre con l'accento Napoletano.
FINALMENTE entra in scena anche Toni Servillo, che si e' riservato la parte del giullare: Ferdinando, lo scroccone, vestito di colori sgargianti, che cerca la famiglia migliore da cui farsi invitare in vacanza. Con lui l'accento Napoletano funziona, sa proprio fare il personaggio tipico scroccone, da commedia di Eduardo.
Salto di scena, eccoci a casa di Filippo (Paolo Graziosi), un vecchio signore, galant'uomo generoso e rilassato, che si preoccupa poco dei soldi, e che ha una figlia, Giacinta (Anna della Rosa). Giacinta e' la fidanzatina segreta di Leonardo, e se Vittoria e' isterica, Giacinta (in questa interpretazione) non passa un giorno senza essere mestruata pesante.
Giacinta e' la tipica ragazza che per fare la figa sembra sempre saputella, rigida come se avesse ingoiato una scopa e preoccupata delle apparenze. Giacinta e' antipatica, e il suo unico
pregio e' che almeno proietta la voce e non facciamo fatica a capire cio' che dice.
E cosi via: si parte per la villeggiatura, con tutti questi personaggi, tra continui cambi di decisione a causa della presenza di un "nemico" di Leonardo, Guglielmo (Tommaso Ragno).
Fino a qui il ritmo e' senza infamia, ma anche senza lode, giacche' alla fine del primo terzo della trilogia abbiamo la continua impressione di essere all'introduzione.
Si aggiungono altri personaggi, Brigida (Chiara Maffi) la servitrice di Giacinta, che recita con la voce da cartone animato Giapponese...probabilmente non le hanno detto che "allegra come Colombina" non significa "Allegra come Memole-dolce-Memole".
Per fortuna ci sono anche attori bravi: Fulgenzio (Gigio Morra) e la zia di Giacinta, Sabina (Betti Pedrazzi) e ancora Filippo (Paolo Graziosi), sono tutti all'altezza, proiettano la voce bene, si divertono, ma misteriosamente non hanno un forte accento del sud...che e' successo? e' forse una malattia che ha colpito solo le nuove generazioni???
La noia...ehem, la storia continua, e durante la villeggiatura, Giacinta (ormai promessa sposa di Leonardo) si innamora di Guglielmo, che ha fin'ora detto poche parole.
Giacinta che vuole fare la donna innamorata e' imbarazzante: il suo contorcersi come un gatto col maldipancia sulla sedia a sdraio per spiegare quanto l'attizza Guglielmo e' roba da brividi.
Anche il tic nervoso che essa sviluppa a causa della passione che deve tenere nascosta, sembra appiccicato li', col Vinavil. Totalmente falso.
E adesso arriva Guglielmo: Guglielmo e' cotto di Giacinta, ma e' succube delle di lei decisioni per non scuotere la situazione, ed e' sempre eternamente triste e apatico. L'idea puo' funzionare e se fatta bene puo' risultare divertente (un paio di timide risate le ha strappate) , ma purtroppo Guglielmo e' piu' depresso che bel-tenebroso, strascica anche lui le parole con accento, parla anche lui con un amico immaginario (forse lo stesso di Leonardo, non so) e non si capisce proprio perche' Vittoria e Giacinta dovrebbero contenderselo.
A questo punto ci annoiamo. Seguono altre schermaglie ed altre storie di personaggi minori come Costanza (Mariella Lo Sardo), la nipote Rosina (Giulia Pica) e il di lei spasimante Tognino (Marco d'Amore), fino al finale, ovvero il disastro finale.
Giacinta incapace di scuotersi dal suo (e solo suo) perbenismo, si impone di seguire cio' che la societa' crede sia piu' giusto e cioe' sposare Leonardo, buttare tra le braccia dell'odiata cognata il vero amore Guglielmo, e farsi rilocare controvoglia a Genova, dove Leonardo, rivelatosi in bancarotta, potra' curare gli affari del padre di lei (bravi, buona idea).
E adesso vorremmo davvero andare a casa.
Giacinta sceglie un destino che lei si e' costruita e abbraccia l'uomo che non ama, la voce di Giacinta e' grave, recita con parole secche e vuote.
Sipario.
E adesso, possiamo andarcene? ah no...Applausi...
Ok, possiamo andarcene adesso???
No, fanno almeno tre o quattro uscite e noi ci sentiamo di applaudire perche' magari cosi ci fanno uscire prima. Bravi bravi adesso andate pero', eh? c'e' il notiziario in Tedesco che mi aspetta a casa...
Ci aspettavamo qualcosa di frizzante, farsesco, con spunti di giocosi ammiccamenti, e invece ci siamo presi una mattonata tipo "Ceckov, Ibsen e Mann vanno al lido ".
E' giusto cosi? io non lo so...
Dunque ora mi chiedo:
-Se Servillo voleva fare un "Goldoni alla Napoletana" perche' gli attori non parlano tutti in Napoletano? Cioe', dove doveva andare questa messa in scena alla fine?
-Perche' gli attori sono diretti in modo per niente organico? Prima recitano di corsa, poi normali, alcuni in Napoletano altri no, alcuni ridenti alcuni totalmente tragici...?
I tedeschi forse non capiscono l'Italiano, ma capiscono se uno recita bene o male.
-Perche' dare i soldi al Piccolo di Milano (che io ritengo da sempre sopravvalutato)
per venire qui ?
La risposta unica potrebbe essere "tutto quanto fa Curriculum": quando lo leggono diranno solo "Wow, sei andata a Berlino, allora sei brava", chi andra' mai ad indagare se a me, pubblico pagante, e' piaciuto?
Mi spiace dirlo ma la regia mi e' parsa confusa, piatta, non e' riuscita a sottolineare i punti in cui avrebbe dovuto fare ridere (ad esempio la gag dei due vestiti uguali passa del tutto inosservata).
Dimmi Servillo, chi ti ha obbligato a dirigere cosi? E perche' alcuni parlano per loro stessi e non per il pubblico?
Dimmelo Toni!
Concludero' col giudizio disincantato del mio ragazzo (Tedesco che parla l'Italiano):
" Si, non era brutto, era noioso". E ha proprio ragione.